Porca bestia! La crisi secondo il Teatro Povero di Monticchiello

«Argelide» è una metafora dell’Italia. L’autodramma che il Teatro Povero di Monticchiello ha portato in scena fino al 14 agosto racconta di questa combattiva trisavola, Argelide, matriarca di una grande famiglia alle prese coi problemi che assillano tanti italiani: come riuscire a far fronte a una crisi che non è solo economica, ma anche morale del nostro paese. Tra una rata del muto da pagare, i battibecchi per modernizzare l’azienda agricola di famiglia che non produce più abbastanza, e il frastuono dei ragazzi più giovani intenti a studiare le note dell’inno di Mameli per le vicine celebrazioni, le varie generazioni della famiglia si riuniscono al capezzale di Argelide, che lotta tra la vita e la morte. Qualche volta le preoccupazioni fanno dimenticare il perché ci si trova lì, e le discussioni riprendono, finché a turno qualcuno non ricorda che c’è qualcosa di più importante dei soldi e delle preoccupazioni, ed è il rispetto per la vecchia nonna che sta morendo.
Noi Argelide in scena non la vediamo mai. Sentiamo solo la sua voce stanca che lotta con una Morte verde e maligna, di bergamaniana memoria, che la obbliga a una partita a scacchi che non sa giocare. Sentiamo la sua genuina imprecazione, “Porca bestia!”, che ci racconta della rabbia e dell’energia che la tiene in vita per poter vedere quale sarà la sorte del suo Paese, e con quella la sorte dei suoi tanti nipoti. Accanto alla Morte, in una sorta di limbo che si agita nei sogni di Argelide (e dietro un telo che separa la scena), si muovono i vermi, parassiti di nuova generazione che sanno cambiare a seconda della convenienza, che minano dall’interno l’integrità dell’essere umano e divorano ogni cosa. È il cancro che ha mutato le forme di convivenza nel nostro paese, dove tutti pensano solo al proprio meschino tornaconto senza guardare al bene comune.
I vermi, allora, non sono solo le persone del tutto corrotte, i mafiosi e i bancarottieri, ma anche quella piccola parte di loro che alberga dentro di noi. Il loro lavorio lo vediamo all’opera quando il governo comunica che, per sanare l’enorme debito pubblico italiano, procederà al prelievo forzoso di 38 mila euro per cittadino. C’è chi si dispera, chi si ribella perché dice che lo Stato non ci dà più niente e quei soldi non li ha; c’è chi dice che pagare è giusto, perché lo Stato siamo anche noi, salvo poi dare dell’inetto a chi non ha guadagnato denaro a sufficienza per pagare; e chi, in classico stile italiano, contatta amici e conoscenti altolocati per cercare un scappatoia, per risparmiarsi la mannaia e fare in modo che ricada solo sugli altri.
Reazioni diverse, ognuna con la sua piccola dose di verità, che dimostrano come il nodo sia intricato e come sia impossibile scioglierlo a partire dai nostri interessi particolari. Perché, da quel punto di vista, la partita è già persa per il semplice fatto che non sappiamo giocare: le regole del gioco dell’economia mondiale sono troppo complesse per poter reagire singolarmente. Il gioco stesso ci è stato imposto, con regole scritte da altri, ed è per questo che siamo sotto scacco. Così come lo è Argelide, costretta a giocare un gioco complesso che non conosce, ma con la forza d’animo di ribellarsi. In un finale surreale, ma colmo di speranza, Argelide comincia a giocare a Bestia, un gioco che le è familiare con regole che conosce, e manda in tilt il meccanismo della Morte e della sua corte di vermi. È questa la forza di una vecchia di 150 anni (come l’Italia): saper immaginare che non tutto deve per forza essere come sembra, non tutto deve seguire le regole che qualcun altro ci dice essere le uniche possibili.
Con «Argelide» il Teatro Povero di Monticchiello compie 45 anni regalandoci uno spettacolo semplice e geniale, che riesce senza retorica ad affrontare alcuni dei nodi più complessi della nostra attualità (lo spettacolo è andato in scena tra il 23 luglio e il 14 agosto, e cioè mentre si sta consumando l’effetto domino della crisi mondiale su quel che resta del nostro stato sociale). E se già stare seduti al buio sul declivio della splendida piazza della Commenda è di per sé uno spettacolo, lo è ancora di più sentire una comunità piccola come quella di Monticchiello restituire il respiro del nostro tempo difficile ma intenso.

[da Paese Sera]

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2 pensieri su “Porca bestia! La crisi secondo il Teatro Povero di Monticchiello”

  1. E’ verissimo, complementi, e’ purtroppo la foto dell’Italia, complimenti all’ideatore e agli attori alcune di loro sono mie colleghe

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