Lavia contestato al Valle occupato

Ieri sera al Teatro Valle occupato c’era anche Gabriele Lavia, direttore artistico del Teatro di Roma. Una presenza che ha suscitato diverse reazioni tra i presenti in sala. Invitato a parlare, Lavia è stato contestato per non essersi fatto vivo prima dell’ottavo giorno di occupazione. Il regista, che fino al giorno prima si trovava a Milano per un debutto alla Scala, ha esordito dicendo che l’occupazione del Valle è tra le cose più importanti che stanno accadendo oggi nel teatro, ma dopo la contestazione il dialogo con la platea del Valle occupato ha preso un’altra piega. O meglio, un vicolo cieco, che si è in parte risolto con la richiesta di un incontro per approfondire le questioni sollevate dagli occupanti – disponibilità al dialogo da parte dei direttori artistici degli stabili pubblici, trasparenza, il tema degli scambi, solo per citarne alcuni – richiesta a cui il direttore del Teatro di Roma dovrà rispondere nei prossimi giorni.

La difficoltà di dialogo che si è vista ieri sera al Valle stupisce solo fino a un certo punto. Perché nella sala all’italiana dello storico teatro romano era di scena l’incontro-scontro tra il vecchio e il nuovo della cultura in Italia. Sia chiaro, non c’è un’accezione totalmente positiva o negativa nel chiamare “vecchio” il direttore di uno stabile e “nuovo” il consesso di un’occupazione che non parla i codici della politica cui eravamo abituati. Il “vecchio” sistema della cultura pubblica intuisce l’estremo disagio delle masse di (artisti) diseredati che bussa alla sua porta, e persino ne condivide l’afflato rivoluzionario e la richiesta di attenzione; ma non può far altro che portare alla luce i meccanismi di un sistema del quale è parte e che non sa scardinare. Il “nuovo” sistema non c’è ancora, anche perché dalle assemblee pubbliche del Valle occupato tutto è uscito fuori, meno qualcosa che possa avvicinarsi alla proposta di un nuovo “sistema”; ma le “nuove” leve del teatro intanto reclamano a gran voce un’attenzione che le istituzioni non riservano loro perché oggi il tempo e la cura sono due tra i beni più rari nella vita pubblica italiana.

Così come il “vecchio” vede il baratro su cui dondola la cultura ma non sa, interno com’è a questo dondolio, trovare il modo per cavarsi d’impaccio; così il “nuovo” sa cosa non vuole più, ma non sa come contaminare l’esistente – leggi le istituzioni pubbliche – con la presa di posizione etica contro pratiche consolidate delle lobbies della cultura. Da lì nasce lo scontro, solo verbale ovviamente, di ieri sera.

Però un piccolo scarto è stato registrato. Dacché l’occupazione del Valle non aveva preso in considerazione la possibilità di discutere con le istituzioni, ora si profila un possibile incontro con il Teatro di Roma. Un incontro che potrebbe essere un primo tentativo di esprimersi con una lingua comune, o la registrazione del fatto che è impossibile farlo. Venerdì, nel frattempo, l’assemblea si allargherà agli interventi di gruppi indipendenti di cinema, letteratura, ricerca universitaria.

[da Paese Sera]

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