«Il Valle al Comune? Non ci fidiamo». Le reazioni degli occupanti e il commento di Camilleri

“Spero che la vostra mobilitazione sia contagiosa”. Con questo augurio Andrea Camilleri ha salutato il pubblico del Teatro Valle occupato, accolto da applausi scroscianti. Intervistato da Elio Germano, lo scrittore ha raccontato molti aneddoti della storia del teatro italiano, che ha avuto proprio sulle assi del Valle uno dei suoi crocevia più significativi. Qui nel 1921, ricorda Camilleri, è andata in scena un’opera che ha rivoluzionato la scena mondiale, i “Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello. “In un paese civile questo teatro sarebbe diventato un monumento”, conclude Camilleri. E la notizia, annunciata dall’assessore Gasperini, che l’intesa tra Ministero dei Beni culturali e Comune di Roma è stata raggiunta e che il valle il prossimo anno sarà affidato al Teatro di Roma non ha rassicurato la platea del Valle Occupato. “Non ci fidiamo” è stato il commento di alcuni degli occupanti. D’altronde la soluzione del Teatro di Roma era già da tempo l’unica via percorribile nell’immediato, ma tanto il Comune di Roma quanto il Ministero – che per bocca del sottosegretario Giro ha definito l’occupazione “un bivacco” – si sono guardati bene dall’assicurare che non si tratta di una semplice transizione per la prossima stagione. Giusto il tempo, cioè, di elaborare un bando (“di respiro europeo” si è detto) che potrebbe di nuovo ribaltare la situazione tra dodici mesi, tirando dentro cordate private.

Che il dubbio sia legittimo lo dimostra non solo il fatto che l’ipotesi bando – senza che i criteri siano stati resi noti – è ancora la più accreditata, ma anche la concomitanza di un’altra chiusura eccellente. La Biblioteca e Museo Teatrale del Burcardo, che raccoglie la memoria storica del teatro italiano, e che rappresenta un “unicum” nel nostro paese, ha chiuso i battenti giusto un paio di giorni prima dell’occupazione del Teatro Valle, nella disattenzione più assoluta. Una simile coincidenza non può che testimoniare che siamo di fronte a un vero e proprio “crollo sistemico” dell’edificio culturale italiano. Il patrimonio di libri, maschere e altri oggetti del Burcardo saranno trasferiti nei locali della Siae, mentre del bel palazzo dietro Torre Argentina che li ospitava ancora non si conosce la destinazione. Di sicuro è un altro pezzo di storia e di centro storico sottratto alla cittadinanza, romana sì, ma in questo caso anche nazionale. Tanto che Andrea Camilleri, nel ricordare quanto accaduto, non ha esitato a affermare: “A questa classe politica non basta chiudere i teatri, azzerare i luoghi. Vogliono condannare il teatro a una vera e propria damnatio memoriae, affinché non ne resti più nulla nella coscienza degli italiani”.

[da Paese Sera]

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