Immaginario malato – Obama 1, Osama 0

Con questo post inauguro una piccola rubrica del blog a cadenza imprecisata, «Immaginario malato». Un tentativo di decifrare l’immaginario che i media e la politica stanno diffondendo attraverso l’uso di retoriche precise, che non forniscono più “informazi0ne”, ma qualcosa in cui identificarsi. Per lo più acriticamente.

Quella di Noam Chomski, in un articolo ripreso da Internazionale, è stata una delle prime voci a sollevare dei dubbi in merito all’uccisione di Bin Laden da parte delle forze speciali Usa, dopo una carrellata di grida di giubilo che si sono levate dai giornali di tutto il mondo (occidentale), con la significativa eccezione del Vaticano, unica voce a ricordare che non si dovrebbe mai gioire davanti alla morte. Chomski fa notare quello che era già sotto gli occhi di tutti, e cioè che l’azione rappresenta una palese violazione del diritto internazionale, che anziché sottoporre Bin Laden a processo si è preferito ucciderlo – sembra che l’operazione non contemplasse altre soluzioni, come ad esempio la cattura – e occultarne il cadavere in fretta e furia, violando anche qui diversi dei principi giuridici condivisi dall’occidente.
La storia insegna che quando una società calpesta i principi che la sostengono per ottenere un certo risultato, quei principi si sbriciolano in fretta, con serie conseguenze per la democrazia. Il linguaggio ne è sempre il primo segnale: qualunque deviazione dalla democrazia, prima di diventare concreta sul piano politico, si è conquistata la maggioranza del sentire comune attraverso un’infezione del linguaggio, che tende a trasformare l’avversario politico in un “mostro” da eliminare, se possibile fisicamente.
Oggi che non abbiamo a che fare con delle dittature, ma – come sottolinea Giorgio Agamben – con uno “stato di diritto” che lascia il passo spesso e volentieri allo “stato d’eccezione”, il linguaggio (soprattutto quello dei media) è un utile strumento per sondare il grado di scollamento da quei principi democratici su cui gli stati occidentali si fondano, o dicono di fondarsi.
L’incursione per l’uccisione di Bin Laden si presentava male già dalla scelta del nome: «Operazione Geronimo». Accostare il nome del valoroso capo apache è stata una gaffe che lo staff di Barak Obama si è affrettato a tamponare dicendo che si trattava del nome in codice dell’operazione e non di Bin Laden. Ma non è bastato a placare le proteste dei nativi americani. Che si trattasse di una marcia indietro lo rivela la BCC, che segnala come già lo staff di George Bush si riferiva al leader di al-Qaida come al “Geronimo del ventunesimo secolo” per la sua abilità nell’eludere l’esercito statunitense.
Che all’amministrazione americana piaccia interpretare il suo ruolo di “poliziotto del mondo” sentendosi un po’ cowboy era un po’ sotto gli occhi di tutti. Ma utilizzare questa retorica in ambito ufficiale ha un effetto profondamente negativo. I giornali occidentali, italiani in testa, hanno enfatizzato l’operazione come se si trattasse di una vittoria ai mondiali, o al super bowl (con il massimo del cattivo gusto centrato dal Times, che mette in copertina una croce rossa sul volto di Bin Laden). Ma nell’esaltazione generale si è finito per giustificare, e perfino esaltare, il ricorso alla tortura a Guantanamo tramite il quale si sarebbe ottenuta la prima informazione utile per localizzare il capo di al-Qaida.
Una singola informazione, servita a uccidere fuori da ogni diritto internazionale un personaggio superato dalla storia dei movimenti arabi del 2011, diviene di colpo il fine che giustifica centinaia di arresti dubbi (sono diversi i casi di innocenti detenuti a Guantanamo anche per anni), condizioni di detenzione inumane e ricorso alla tortura. E per cosa? Per il gusto di aver segnato un “goal” nel derby tra occidente e jihadisti. Su queste basi, difficilmente l’occidente uscirà dal pantano dello scontro di civiltà in cui si è cacciato. Anzi, il linguaggio utilizzato dai governi e la sua rifrazione retorica sui media indica che ci si sta invischiando sempre di più.

[anche su Paese Sera]

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