La goccia di Celestini: «Io cammino in fila indiana»

In un piccolo paese, guidato dal partito dei mafiosi che si allea col partito dei corrotti – con una minuscola opposizione che trova più chic starsene al bar della mafia a bere martini – ogni aspetto della vita pubblica sembra così sovvertito che una normale vita democratica appare una cosa impossibile e distante. Eppure non c’è tragedia in questo affresco grottesco, perché quando tutto è sovvertito anche la normalità si asserve alla logica imperante, e allora quello che noi chiamiamo “democrazia” appare come un retaggio lontano, come qualcosa di esotico. È questo il paradosso che Ascanio Celestini disegna, racconto dopo racconto, nel suo ultimo libro «Io cammino in fila indiana», da poco uscito per Einaudi. Con queste prose in versi fulminee e ironiche, Celestini ci restituisce in forma di fiaba contemporanea tutta l’assurda normalità dell’Italia di oggi, il pantano morale in cui è immersa e dal quale sembra incapace di uscire. Perché, a fare da cornice alla sfacciata e volgare parabola dei suoi governati, c’è la piccineria degli abitanti del piccolo paese che non riescono a guardare oltre il proprio naso e le proprie immediate necessità – un atteggiamento che Celestini tratteggia superbamente nella parabola (è il caso di chiamarla così) del rubinetto che goccia: l’uomo che lo guarda pensa, qualcuno lo chiuderà al posto mio; poi immagina le gocce sommarsi a miliardi di gocce e sfondare il pavimento; ma poi si dice “è impossibile” e si gira dall’altra parte.

L’io che Celestini usa nelle sue brevi storie è un io anonimo e plurale, attraversato da un identico spirito del tempo, un tratto così omologante che rende ogni io indistinguibile dall’altro, soggetti anonimi disposti, per l’appunto, in fila indiana. Persone uguali come gocce d’acqua, i cui egoismi si sommano, come le gocce, fino a sfondare il pavimento su cui poggia la democrazia. Le tante voci diventano un unico io ipertrofico che sembra prendere in giro noi e il nostro sdegno di lettori progressisti, che ci chiamiamo fuori idealmente senza riuscire a farlo realmente. Perché grazie al candore del suo egoismo – più naif che realmente maligno, convinto com’è che non sia possibile altro mondo che questo – quell’io ipertrofico ci ricorda che tutto questo ci riguarda eccome.
Il paradosso che Celestini utilizza a piene mani in questi racconti non è semplicemente uno strumento per suscitare il riso, quanto piuttosto – e per altro lo è fin dai tempi di Zenone – uno strumento di conoscenza. È il paradosso a mostrarci quale destino tocca ai patti di convivenza stipulati dagli uomini, dopo che per anni il linguaggio della politica ha speso il grosso delle sue energie per mistificare la realtà e svuotando nei fatti non solo il dibattito pubblico, ma anche il senso delle parole. Come le parole che li esprimono, tali patti diventano vuoti, e quindi nulli. E mano a mano l’infezione si estende fino al più alto tra questi patti, la democrazia, che condivide con tutti gli altri sistemi di governo la caratteristica di degenerare sempre a partire dal linguaggio.

Anche se restituita dalla pagina scritta, anziché dai palchi teatrali e televisivi che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, la voce di Celestini appare inconfondibile grazie al suo andamento affabulatorio e allo stile delle sue storie che, per quanto beffarde e graffianti, non arrivano mai ad essere ciniche. Così è anche in questo libro, dove in fondo al tunnel brilla una speranza, perché sapersi responsabili di qualcosa implica anche che si torna ad esserne partecipi.

[da http://www.carta.org]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...