L’arte, una carta senza territorio. L’ultimo libro di Houellebecq

Michel Houellebecq è uno scrittore destinato a suscitare polemiche, ma stavolta probabilmente chi avrà da ridire sul suo ultimo romanzo, «La carta e il territorio», uscito di recente per Bompiani, è una parte dei suoi estimatori, quei lettori che apprezzano la scrittura corrosiva e amara del romanziere francese, il suo sguardo sul mondo impietoso e implacabile nel tratteggiare la decadenza delle società occidentali. Houellebecq in questo nuovo romanzo assume un tono più lieve, ironico, e pur non rinunciando a tratteggiare le miserie del vivere contemporaneo stavolta sceglie di cogliere, nel tragico, la beffa. Jed Martin, il protagonista, è un fotografo e pittore francese, le cui opere nel corso della sua carriera finiscono per essere quotate a cifre astronomiche. Nella sua vita appartata si contano improvvisi successi artisti ed economici accompagnati da una serie di tragedie nei rapporti interpersonali – una madre suicida, un padre con cui non dialoga, una fidanzata russa che lo ama, complice del suo successo, da cui con troppa facilità e naturalezza si separa perché le rispettive carriere esigono strade e luoghi diversi – tutte cose a cui Jed risponde con un sordo mutismo emotivo, come se la vita relazionale tra gli uomini fosse qualcosa di rotto una volta per sempre, che si può solo contemplare con un misto di stupore e dolore.
Quello di Jed Martin è forse un personaggio meno tratteggiato di quanto non fossero i due atipici fratelli Bruno e Michael ne «Le particelle elementari», il romanzo culto dell’autore francese; ma ciò avviene perché si tratta di un personaggio “esemplare”, ed è per questo che la sua parabola umana diventa paradigmatica di un’epoca intera – la nostra – colta in uno dei tratti più dolorosi della sua decadenza: un analfabetismo dei sentimenti che caratterizza ogni tipo di rapporto interpersonale, unita alla sensazione – “inutile e giusta” la definisce Houellebecq – che questa empasse costituisca la perdita definitiva di una forse possibile felicità.
Non è un caso che Jed Martin abbia a che fare con il mondo dell’arte contemporanea, perché questo lo rende svincolato (ma fino a che punto?) dall’esistenza di alienazione che la stragrande maggioranza dell’umanità è costretta a vivere – un’esistenza fatta esclusivamente di lavoro, consumo e di sconfinamenti nella pazzia e nel dolore che questa condizione crea, una condizione di paralisi vissuta con la disperazione delle bestie in gabbia, un ossimoro esistenziale. La condizione economica agiata, e il prestigio che gli deriva dalla sua attività di artista, permettono a Jed Martin di affrancarsi da tutto questo, ma solo per scavarsi una bolla spazio-temporale da cui contemplare il vuoto dell’esistenza, e sprofondare nel lavoro artistico che è la sola maniera di far tacere l’angoscia. La visione che Houellebecq tratteggia dell’arte in questo libro è, pressappoco e in tono più apocalittico, quella descritta mirabilmente da Ermanno Cavazzoni ne «Il limbo delle fantasticazioni»: il “colpo gobbo”, ovvero la speranza di avanzare senza sforzo nella gerarchia del mondo (al di là dell’eventuale, e sempre meno identificabile, qualità artistica). Come? Secondo regole – come quelle di mercato – assurde ma accettate universalmente, come afferma il drammaturgo argentino Rafael Spegelburd nella sua teatronovela «Bizarra» (proprio in questi giorni in scena all’Angelo Mai di Roma), scritta non a caso all’indomani della crisi argentina del 2001, dove in un vernissage improvvisato in una casa alto borghese un ricco collezionista, davanti alle rimostranze del figlio che chiede come opere costate così poco lavoro possano valere tanti soldi, risponde laconicamente “E da quando in qua la quantità di lavoro è commisurata al prezzo?”. D’altronde lo stesso Jed Martin si interroga più volte sul perché spendersi per dare corpo a una rappresentazione estetica della realtà, e la vaghezza in cui incappa nel rispondersi deriva probabilmente dal fatto che, mentre il mondo occidentale correva dietro alla sua deriva edonista (culto per cui l’arte si è prestata ad essere uno dei massimi officianti), l’oggetto di quella rappresentazione, la realtà, è definitivamente scomparso. Dissolto. Ci resta solo la mappa estetizzante che le l’arte produce in sovrabbondanza, ma del territorio non c’è più traccia.
Certo, in un caso si parla di letteratura e nell’altro di arte contemporanea, ma la sostanza non cambia, ed è anzi lo stesso Houellebecq a tirare dentro il suo ragionamento la letteratura, anche se in maniera indiretta: tra le persone ritratte da Martin nella sua serie sui mestieri contemporanei c’è anche lo scrittore Houellebecq, che con un guizzo metaletterario entra nella storia (e non sarà l’unica personalità della Parigi culturale a farlo). E la terza parte del romanzo, che si incentra su un efferato quanto improbabile delitto, chiama apertamente in causa un genere di successo come il noir, rimandando in modo apertamente ironico alle facili commercializzazioni a cui anche la letteratura non è estranea. Ironia che, nel romanzo, tocca forse il suo apice nel titolo del quadro che Jed Martin non finirà mai: “Damien Hirst e Jeff Koons si spartiscono il mercato dell’arte”. Un’insistenza, questa sull’arte, che non è legata solo alla biografia del personaggio – e difatti una stoccata è riservata anche all’architettura e a Le Corbusier, la cui famosa massima contro ogni tipo di ornamento viene colta nel suo aspetto disumanizzante, il cui intervento sullo spazio produce delle luccicanti “prigioni modello”. Per Houellebecq è l’intero mondo dell’arte, quel suo mix di glamour, intellettualismo e di bolle speculative economiche e di senso, ad incarnare in questo romanzo (uno dei più importanti dell’ultimo periodo) il vuoto pneumatico della società, ovvero la cornice dove ha luogo l’apnea dei sentimenti che caratterizza l’uomo contemporaneo. Certo, non l’unica cornice, ma quella con il più alto concentrato simbolico, e per questo in grado di raffigurare potentemente quel velo di cenere che – parafrasando lo stesso Houellebecq – sembra essersi sparso sulle menti.

[da Carta n°36/2010]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...