Una riflessione attorno a «I demoni» di Dostoevskj diretti da Peter Stein

Un regista di pubblicità televisive e cinema che lavora a Londra tempo fa mi ha esposto una teoria riguardo il suo lavoro. Per fare un buon prodotto la cosa più importante non è lo stile, se si usano più immagini o più parole, ma partire da una buona sceneggiatura. Se la sceneggiatura è forte, e viene sviluppata con chiarezza, tutto il resto viene da sé. Perché questa premessa per introdurre una riflessione su «I demoni» di Dostoevskj portati in teatro da Peter Stein? Perché il lavoro del grande regista tedesco è un lavoro quasi esclusivamente di parola, uno spettacolo per 12 ore si affida al testo e all’interpretazione, all’interno di scenografie piuttosto minimali. Il lavoro, va detto subito, è tra le migliori opere di teatro degli ultimi anni: nonostante la durata quasi proibitiva mantiene una scorrevolezza che non possiedono opere assai più brevi. Cattura, affascina, tiene incollati alla sedia e regala pezzi di bravura di diversi degli attori. La scelta di Stein è quella di puntare tutto sulla storia, su Dostoevskj, esaltare la vicenda e le sua parole, proponendo lunghi dialoghi e monologhi che hanno a che fare con una tradizione da teatro borghese. Eppure mi sembra assai precipitoso affermare – come si è sentito mormorare in sala – che il regista si è sottratto del tutto in favore del testo, in favore della storia. Stein ha compiuto una scelta ben precisa che certo va incontro al testo, ma dirige i suoi attori con forza e precisione, e per altro nello spettacolo non mancano momenti di una certa coralità che certo non si reggono e giustificano esclusivamente con il testo. «I demoni» di Stein sono un momento di grande teatro perché, nel suo prendersi un respiro grande, smisurato, non perde mai chiarezza e nitidezza. Perché si mette a servizio di una storia universale, certo, che da sola è in grado di riempire ore di attenzione; ma soprattutto perché va in fino fondo a questa scelta, restituendoci la storia con una lucidità che in più punti parla anche all’odierno (e la scena dell’assemblea è, da questo punto di vista, uno dei momenti memorabili dello spettacolo).

[da Carta n°33/2010]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...