A chi parla il linguaggio? La performance di Snejanka Mihaylova

«Language» della performer bulgara Snejanka Mihaylova si sviluppa come un percorso. La prima tappa la cura lei stessa, presentando la sua personale e arbitraria ideazione di una lingua naturale basata sulle farfalle e sulle scale di colore, che sarà alla base del lavoro. Quaranta minuti di un discorso astruso che si rivela poi totalmente sconnesso dalle due tappe performative che seguono, affidate a due artisti ospiti, un musicista e un performer. Lungo quella che si rivelerà, per lo spettatore, una sorta di via crucis, ci si chiede con insistenza quando comincerà il teatro. Ma purtroppo la risposta è mai, perché il teatro è del tutto espulso da Language, in favore di un discorso sul teatro. Una riflessione respingente per il pubblico, che evidentemente è l’ultimo degli interessi per questa artista, autrice di un lavoro in linea con una certa tendenza estetica che vede nel teatro un mezzo per celebrare la speculazione filosofica. Peccato che il pubblico non sia tra gli iniziati di questo rito, perché gli spunti iniziali possiedono un certo fascino, ma starebbero meglio nell’ambito di una mostra d’arte, dove ognuno vive la fruizione secondo il proprio tempo, e non certo in teatro dove i tempi sono dettati dallo spettacolo e da chi lo fa, mentre chi guarda non può fare altro che subirli.

[da Nero su bianco n°4 e 1/2 / 2010]

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