Tra Wilcock e Tim Burton. Il Teatro dei Dis-occupati

È una felice intuizione quella del Teatro dei Dis-occupati, che nello studio di «Sotto chiave» – di recente in scena al Cantiere di Roma – hanno arrangiato “Elisabetta e Limone” di Juan Rodolfo Wilcock, testo luminoso e pieno di guizzi linguistici scritto negli anni Sessanta, trattandolo quasi come un lavoro da teatro ragazzi. Incredibile a dirsi, ma i segni del tempo che questa piéce a cavallo tra teatro dell’assurdo e comicità surreale, nel solco di quello stile difficilmente classificabile che caratterizzava l’autore argentino scomparso nel 1978 e oggi ingiustamente dimenticato, sembrano svanire.
«Sotto chiave» si apre sulla camera da letto della signorina Elisabetta (Monica Crotti), la “tomba” in cui questa donna un po’ tocca, che prega invocando la “santa repubblica”, si è rinchiusa. Limone (Massimo Cusato), un evaso in cerca di rifugio, si infila dentro di soppiatto, ma finirà per incatenarsi – letteralmente – alla folle logica della signorina. Ridotto in catene da lei, quasi fosse un animale pericoloso, riuscirà a convincerla a lasciarlo andare; ma constatando di non aver un posto dove andare, farà ritorno dalla eccentrica ma tutto sommato accogliente signorina.
Grazie a una recitazione solida, a tratti straordinaria nel caso della Crotti, e complice una scenografia favoleschi e accattivanti, fatta di mobili antichi e lunghe coperte colorate, catene di lana e rattoppi di tessuto – realizzata da Daniele Pittacci e Isabella Faggiano, che ha realizzato anche i costumi – «Sotto chiave» riesce a far schiudere davanti agli occhi dello spettatore un mondo da favola gotica. All’ingresso, ad esempio, ci accoglie una scena da film di Tim Burton, con una Monica Crotti intenta a cucire una lunga coperta con gesti da bambola meccanica, avvolta da una luce livida e da una musica incalzante. Ma i toni pian piano scivolano sul grottesco prima, e sul fiabesco poi, dando vita a uno spettacolo leggibile a più livelli, che rivitalizza il testo di Wilcock ma può essere fruito anche da bambini. Non a caso il programma di sala è firmato da un aiuto regista sui generis, il piccolo Andrea figlio della coppia Cusato-Crotti, primo sguardo per il lavoro dei genitori.

[da Carta n°24/2010]

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