Libertà e partecipazione 2. Gob Squad e Roger Bernat

L’idea di partecipazione del pubblico è di nuovo al centro di alcuni dei lavori presentati a Santarcangelo 40. «Pura Coincidència», dell’artista catalano Roger Bernat, che per questo lavoro dichiara di aver lavorato su «Insulti al pubblico» di Peter Handke, è tra questi. Si tratta però di una pura concettualizzazione del brillante testo di Handke, citato direttamente solo all’ultimo minuto, quasi a giustificarsi di averlo tirato in ballo. Perché «Pura Coincidència» è composto dalla trovata, piuttosto banale, di riprendere il pubblico che aspetta per poi riproporre il filmato, che carpisce frammenti di discorsi, discussioni di gruppo, e zumma sui primi piani. Il tempo del teatro, costruito e recitato, diventa il tempo fluido ma non spettacolare della vita reale. Questi e altri spunti appaiono in sovrimpressione al filmato, cercando di costruire il classico meccanismo dell’arte contemporanea in cui tutto e il contrario di tutto collassa in un meccanismo che non prende posizione, perché potrebbe avere tutte le posizioni possibili. Qui non si tratta di camminare lungo il crinale fecondo dell’ambiguità di cui è fatta la realtà, ma di imbellettare l’empasse odierna di estetica contemporanea.
Gob Squad, collettivo anglo-tedesco, ha lavorato su concetti e meccanismi simili, ma con taglio differente. Il loro «Super night shot» – termine che designa le modalità di ripresa notturna – è un film senza montaggio e in diretta, proiettato su quattro schermi paralleli. I quattro attori fanno percorsi diversi in giro per Santarcangelo, seguendo un canovaccio da film holliwoodiano, con l’eroe che deve salvare il mondo e baciare la sua bella. Al centro la solitudine dell’uomo contemporaneo che spera di potersi riscattare nella celebrità mediatica. È un lavoro intelligente e al contempo leggero, i cui toni demenziali divertono senza scadere nel compiacimento, e creando un meccanismo a più livelli che ragiona sul confine liquido tra realtà e fiction, e di come questo si agiti e muti a seguendo le inquietudini dell’animo umano (prima fonte d’ispirazione dei pubblicitari). Ma il piano di finzione è ben chiaro a chi guarda e anche alla gente che casualmente finisce nel film, che sa di essere ripresa. Il meccanismo è smontato, finalmente disarmato, artisti, pubblico e comparse sono sullo stesso piano. Non c’è l’ossessione pornografica di guardare dentro e a tutti i costi, ma una mano tesa attraverso il teatro – persino attraverso la recitazione e la storia – per riprendersi insieme un pezzo di realtà.

[da Nero su bianco n°3/2010]

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