La realtà al cubo di Cristian Chironi

In scena c’è un cubo a quattro facce che compongono un’immagine, la foto di una sfera. Sembra un pallone, ma potrebbe anche essere un pianeta. Parte una musica, l’inno sovietico e un uomo con la tuta da cosmonauta esce dal cubo, spostando un lembo dell’immagine per poi rifissarlo grazie alla sua apertura a strap. Non c’è dubbio che quello davanti a noi è Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio. Il cubo si apre e le sue facce si riassemblano di volta in volta, componendo altre foto: guerriglieri afghani che sorridono guardano un pallone, studenti ebrei ultraortodossi che manifestano, le torri gemelle che esplodono ma sono ancora in piedi. A volte Cristian Chironi, performer e ideatore dello spettacolo, assume delle pose interpolandosi alle immagini fotografiche: ad esempio assumendo una posizione a candela scomposta davanti alle torri in fiamme, ecco che si materializza davanti a noi la famosa e drammatica immagine dell’angelo rovesciato, l’anonimo uomo che per scampare alle fiamme preferì gettarsi nel vuoto. Tuttavia non c’è drammaticità nella carrellata di immagini di Chironi, tutte prese dalla storia del Novecento; anzi, esse si alternano con un sottofondo da intermezzo televisivo, rassicurante colonna sonora da interno familiare, mentre la storia coi suoi orrori ci scorre sì davanti agli occhi, ma altrove, a distanza di sicurezza.
Prendendo a prestito il meccanismo delle facce che si ricompongono dal famoso cubo a cui si ispira, lo spettacolo «Rubik» – di recente in scna a Prato, per il festival Contemporanea – ci svela uno dei meccanismi su cui si basa la costruzione della realtà mediatica, quello che poggia sull’istintiva associazione tra immagine fotografica e verità. Lo fa azzerando l’enfasi e il sensazionalismo che di solito accompagna le immagini mediatiche, mettendo cioè a tacere quel rumore di fondo che normalmente non ci lascia intravedere come anche l’emozione contribuisca a creare il valore semantico di una fotografia che parla del presente – eppure basta ripensare all’effetto creato dalla reiterazione delle immagini del crollo del word trade center fatta dai telegiornali di tutte le emittenti televisive per rendersene conto.
Questo lavoro sull’immagine fotografia e sull’interposizione del performer con essa è un’orizzonte di ricerca che Cristian Chironi ha sperimentato già in precedenza in altri lavori. Con «Rubik» tuttavia riesce a costruire una sintesi di grade efficacia e allo stesso tempo di disarmente semplicità, in grado di schiudere un montaggio di significati collettivi e personali, al quale il pubblico si abbandona piacevolmente.

[da Carta n°19/2010]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...