La vita racchiusa in un gesto

Ripetersi senza essere ripetitivi. È una prerogativa di pochi artisti, e nello specifico di quelli che sanno entrare in un mondo restando in ascolto, e con discrezione e sapienza portarne alla luce ciò che c’è da raccontare. È ciò che accade con «La Borto» di Scena Verticale, ultimo lavoro di Saverio La Ruina, che torna a dare corpo e voce a un personaggio femminile del sud, della sua Calabria. Una storia che non è solo quella dell’aborto clandestino a cui la protagonista, dopo sei gravidanze in sette anni, ricorre per sfuggire al suo sfiancante destino di madre a cui è inchiodata dalla tenera età di tredici anni, quando prende marito; ma è anche quella della società (maschile) che plasma le coordinate a cui l’universo femminile dovrà attenersi. Forte è l’eco del precedente lavoro, «Dissonorata» – con cui La Ruina ha vinto il premio ubu come miglior attore – ma soprattutto in quanto conferma del fatto che l’autore è sceso ad una profondità tale nell’osservazione di questo territorio dell’animo femminile da non poter essere contenuta in un singolo spettacolo.
Rispetto al testo precedente, «La Borto» procede con una sorta di brio che alcuni momenti di ironia riescono ad imprimergli, facendo da contrappunto alla storia e lasciando che questa si tinga di una luce particolare, molteplice, come lo è la vita delle persone. Ma soprattutto, a dare corpo allo spettacolo è l’interpretazione, ancora una volta straordinaria, di La Ruina (coadiuvata dalle luci di Dario De Luca e dalle musiche dal vivo di Gianfranco De Franco). E non si tratta soltanto dell’uso ipnotico del dialetto, che senza enfasi riesce a trascinare lo spettatore nella storia grazie, più che alle parole, alla loro sonorità. È la grazia che guida i suoi gesti, le piccole movenze, gli sguardi, a far sì che di questo spettacolo ciò che ci rimane addosso, una volta usciti dalla sala, sia un’estrema dolcezza.
«La Borto» sarà a Mormano il 23 dicembre e a Castrovillari il 27 e 28.

[da Carta n°45/2009]

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