La corsa di Murakami

Sembra che Bruce Chatwin ritenesse che camminare contribuisca a rendere migliore il mondo. Murakami, scrittore apprezzatissimo in buona parte del pianeta, ha invece una passione del tutto particolare per la corsa. Particolare perché è strettamente connessa col mestiere di scrittore. Siamo nel 1981 e Murakami ha appena chiuso il jazz bar che gli ha dato da mangiare per sette anni, perché vuole dedicarsi completamente alla scrittura. Ma scrivere è un’attività sedentaria, così per mantenere un equilibrio Murakami decide di dedicarsi giornalmente alla corsa. Giusto un diversivo per tenersi in forma? Niente affatto, perché «scrivere è pericoloso», osserva lo scrittore, perché mette a contatto con la parte più oscura di sé: la corsa permette di scaricare le tossine accumulate, scorie tanto fisiche quanto spirituali, che la corsa al pari di un mantra è in grado di dissolvere. Libro fuori dal comune, questo di Haruki, è una lunga riflessione su ciò che la corsa è in grado di scatenare al pari di una vera e propria filosofia di vita.

Haruki Murakami
«L’arte di correre»
Einaudi, 162 pagine, 18 euro

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