Fosse e la melancolia di Hertervig

Jon Fosse è conosciuto soprattutto come autore di teatro, anzi, come il massimo esponente del teatro norvegese di questi anni. Ma la sua opera comincia come narratore: in patria ha pubblicato molti romanzi, saggi e libri per l’infanzia. Con «Melancholia», un dittico pubblicato a metà degli anni novanta, Fosse mette a fuoco l’esperienza umana e il travagli spirituale di Lars Hertervig, uno dei più grandi pittori norvegesi dell’Ottocento, morto suicida dopo essere stato internato nell’ospedale psichiatrico di Gaustad, dal quale fuggì per poi vivere di elemosina. L’incapacità di adattarsi alle regole sociali e una spiccata propensione per la fuga dal razionale – che si riverbera nei motivi semi-fantastici del suo lavoro – ne fanno una figura particolare e sofferta, a cui la scrittura di Fosse, a volte sincopata e a volte irruente e copiosa, offre il suo omaggio caricandola dei toni lividi e contratti a cui il teatro dell’autore norvegese ci ha abituati.

Jon Fosse
«Melancholia»
Fandango Libri, 396 pagine, 20 euro

[da Carta n°43/2009]

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