Il mondiale che non c’è

Viva 2009«Una nazione non è una nazione se non ha una propria birra e una compagnia aerea. Aiuta avere una squadra di calcio o qualche arma nucleare, ma alla fin fine ciò conta veramente è avere una birra». Ad affermarlo è Frank Zappa, nella sua autobiografia. Se l’equazione una birra una nazione fosse valida, un paese come il Belgio, già in crisi di coesione nazionale, avrebbe forse qualche problema in più. Il calcio invece, tra i meccanismi identitari, è certamente quello più popolare – e gli italiani, che ogni domenica sfogano il loro campanilismo attaccandosi alle pay-tv, lo sanno bene.
Anche se manca ancora un anno ai mondiali del Sudafrica, e gli europei ce li siamo lasciati alle spalle, gli appassionati del pallone quest’estate avranno una sorpresa: dal 22 al 28 giugno si svolgerà la terza edizione della Viva World Cup. Di che coppa si tratta? È la competizione tra le nazioni non riconosciute, che non possono quindi accedere al campionato della Fifa. La organizza la NF-Board, che sta per “new federations board” – ma c’è chi ufficiosamente svolge l’acronimo come Non-Fifa board. L’edizione 2009 sarà disputata a Verona e in alcune città della Lombardia. Cioè in Italia? Non esattamente; la nazione ospitante di questa edizione è la Padania.
La coppa del mondo degli stati non riconosciuti si è già svolta altre due volte, nel 2006 e nel 2008, anno in cui ad ottenere il titolo è stata proprio la squadra allenata da Leo Siegel. Da quest’anno la competizione ha cadenza annuale e la Padania, dopo il successo sportivo, ha rilanciato aggiudicandosi l’organizzazione della World Cup per il 2009.
Pur avendo messo da parte le ansie secessioniste, la Lega Nord non rinuncia ai suoi tentativi di costruire un’identità del popolo padano, e accantonate le ampolle di Pontida ha deciso di investire su una passione italianissima: il calcio. È difficile credere che l’associazione sportiva non abbia, almeno indirettamente, finalità politiche, come recita il suo statuto: basti pensare che il presidente della squadra è Roberto Maroni (quando non è impegnato a fare il ministro della repubblica italiana) e il team manager è Renzo Bossi, figlio ed erede designato del Senatùr. Leo Siegel, invece, oltre ad allenare la squadra è anche conduttore di Radio Padania, nella cui veste è stato rinviato a giudizio per incitazione all’odio razziale nei confronti del popolo rom.
Ma il calcio spesso si sostituisce alla politica, perché unisce e rappresenta, e a volte una partita può trasformarsi in una testimonianza di esistenza. È così per alcuni dei membri storici della NF-board, come la nazione Rom, o come il Kurdistan iracheno, divenuto membro ufficiale assieme alla Padania solo alla fine del 2008. Minoranze che hanno una storia ben diversa, verso le quali il movimento politico di Umberto Bossi, fuori dai campi di gioco, mostra un atteggiamento tutt’altro che amichevole e sportivo.

La NF-board

“L’albo delle nuove federazioni” è stato fondato nel 2003 a Liegi, in Belgio, dove tutt’ora ha sede. L’idea venne a Luc Misson, attuale presidente dell’organizzazione, avvocato con esperienze nel mondo del pallone. La NF-board ha l’obiettivo di organizzare e coordinare incontri calcistici tra entità nazionali non riconosciute, affermando il diritto per le loro selezioni di giocare a livello professionistico. Anzi, nella speranza di Misson, l’NF-board dovrebbe caratterizzarsi come una sorta di anticamera per le nazionali che aspettano di essere riconosciute e accettate dalla federazione internazionale ufficiale. Tuttavia tra i membri permanenti dell’organizzazione non ci sono solo nazioni vere e proprie, come il Tibet, e territori indipendenti di fatto, come il Somaliland; hanno aderito anche minoranze etniche (è il caso dell’Aramea, che rappresenta i siriaci cristiani, noti anche come caldei) e regioni autonomiste – come la Vallonia belga – che intendono in questo modo promuovere la propria immagine. Di area italiana, oltre alla Padania, ha aderito la Sardegna, ammessa come membro provvisorio nel 2008. Tra i membri storici, inoltre, figura la rappresentativa di Fiume.
Affiliate all’NF-board sono anche altre due organizzazioni calcistiche di portata continentale: la Confederazione delle Nuove Federazioni europee (che raccoglie anche squadre africane come il Sahara occidentale, in attesa che si formi un’apposita organizzazione), con sede a Inverness, e il Consiglio sudamericano delle nuove federazioni, con sede a Buenos Aires. Entrambe nelle proprie aree di riferimento raccolgono più squadre della NF-board: così tra gli iscritti alla Confederazione europea troviamo l’Abkhazia, il Vaticano, Ischia e l’enclave russa di Kaliningrad; nel Cosiglio sudamericano, invece, l’Isola di Pasqua, Sant’Elena e le Galapagos accanto a minoranze come gli indios Guaraní e i Mapuche.

La Coppa del mondo Viva

Dopo alcuni anni di attività, l’organizzazione di Misson ha deciso di dare vita alla la Viva World Cup, la coppa del mondo nelle nazionali non riconosciute. La prima edizione si è svolta nel novembre del 2006 a Hyères-les-Palmiers, vale a dire nell’Occitania francese. L’Occitania infatti è stata una delle quattro squadre che hanno preso parte al torneo, piazzandosi al terzo posto dietro la Lapponia, squadra vincitrice, e Monaco (che giocava con una rappresentativa diversa dalla squadra che milita nella serie A francese, interamente composta da giocatori non monegaschi).
Questa prima edizione della coppa Viva non è stata molto fortunata. Inizialmente il torneo doveva comprendere sedici squadre e svolgersi a Cipro Nord (nella repubblica riconosciuta solo dalla Turchia), ma le divergenze con il governo turco cipriota convinsero la NF-board a spostare la manifestazione, riducendo a otto i suoi partecipanti, dato che alcuni membri dell’organizzazione come Groenlandia e Tibet decisero di partecipare alla competizione nord-cipriota. Ma a quanto pare solo sei squadre erano in grado di prendere parte al torneo. In seguito alla defezione di Papua occidentale e dei problemi organizzativi della nazione Rom, il numero scese ulteriormente a quattro. Infine il Camerun meridionale, pur iscritto alla competizione, non si presentò, a causa dei visti negati ai suoi giocatori. La squadra rimase iscritta ma perse tutti gli incontri a tavolino.

La Elf cup

La controversia con la Repubblica Turca di Cipro Nord nacque dal fatto che l’NF-board accusava il nuovo governo, entrato in carica l’anno prima, di voler ridurre drasticamente il numero delle squadre partecipanti per motivazioni di carattere politico. Il governo turco cipriota sostenne invece che l’organizzazione di Liegi aveva pretese economiche eccessive. Alla scelta di spostare la coppa in Occitania, il governo rispose organizzando la Elf cup, che si svolse in contemporanea alla manifestazione della NF-board. Oltre ai padroni di casa vi presero parte altre sette nazionali, tra cui le squadre di due nazioni riconosciute e aderenti alla Fifa (Tagikistan e Kirghizistan), e di due regioni autonomiste (Crimea e Gaugazia) non affiliate all’organizzazione di Liegi. La coppa fu vinta, manco a dirlo, da Cipro Nord, che si impose in finale per 3 a 1 sulla Crimea, mentre Kirghizistan e Zazibar si piazzarono rispettivamente al terzo e quarto posto. Fu disputata una volta soltanto.
La coppa nordcipriota non è stata l’unica competizione, oltre la Viva World Cup, dedicata alle nazioni non riconosciute. Nel 2005 in Olanda si è svolta la Coppa Unpo, organizzata dall’omonima Ong, la Unrepresented Nations and Peoples Organization (organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati), che proprio a l’Aia era impegnata con la sua settima assemblea generale. Il torneo fu vinto dalle Molucche meridionali, e vi parteciparono anche la Cecenia, la Papua occidentale e il Camerun meridionale (tutti membri della NF-board).
Ma esiste anche una coppa del mondo alternativa persino alla Viva: è la Fifi Wild Cup, organizzata dalla Federation of International Football Indipendents (conosciuta appunto Fifi), che nel nome scimmiotta il massimo campionato internazionale. Il torneo si è svolto una sola volta, nel maggio 2006 ad Amburgo, in Germania. Per l’occasione il territorio ospitante, il famoso quartiere di St. Pauli, si è dichiarato “repubblica autonoma” e ha fatto partecipare al torneo la propria squadra – che normalmente gioca nella Zweite Bundesliga. I padroni di casa si sono piazzati al quarto posto, dietro la vincitrice Cipro Nord, Zanzibar e Gibilterra. Un risultato non lusinghiero, visto che in totale le squadre partecipanti erano sei. Tra queste il Tibet, al centro, com’era prevedibile, di una disputa internazionale: stando a quanto dichiarò l’organizzatore della manifestazione Jorg Pommeranz, l’ambasciata Cinese in Germania avrebbe scritto alla Fifi per convincerla a disinvitare la nazionale tibetana.
Si parla di una possibile seconda edizione della Wild Cup, che si dovrebbe svolgere nel 2010 in Groenlandia. Ma nonostante ciò, nessun torneo ha raggiunto al continuità della Viva World Cup, che giunge quest’anno alla terza edizione e ha già programmato, almeno sulla carta, le due successive.

Aspettando i mondiali di Kurdistan

Dopo l’edizione 2008, ospitata dalla Lapponia e vinta dalla Padania (2-0 in finale contro l’Aramea, mentre i padroni di casa si sono aggiudicati il terzo posto battendo il Kurdistan), erano diverse le formazioni che ambivano ad ospitare la prossima tappa del torneo. In lizza l’isola di Gozo (la seconda isola di Malta, che godette di un breve periodo di autonomia alla fine del Settecento), il Kurdistan iracheno e la Padania. La NF-board e i rappresentanti delle tre squadre candidate si sono dati appuntamento a Milano per prendere una decisione, che ha trasformato la Viva World Cup in un trofeo annuale, che si terrà in Padania nel 2009, nell’isola di Gozo nel 2010 e in Kurdistan nel 2011. Nella scelta ha sicuramente inciso l’offerta degli impianti di calcio delle città italiane, messi a disposizione dai sindaci di varie città del nord; la Viva, infatti, si è sempre disputata su campi di modeste dimensioni. Tuttavia deve aver pesato anche l’impossibilità dei delegati curdi di prendere parte all’incontro, poiché si sono visti negare il visto dalle autorità irachene.
Disponibilità economica e capacità organizzative hanno certo un peso nel determinare chi prende parte al torneo, e probabilmente anche l’influenza delle singole nazionali. La Padania, dopo aver suscitato l’entusiasmo dei suoi sostenitori (che sembra abbiano festeggiato la loro squadra cantando «chi non salta italiano è»), sembra credere molto in questa avventura ed è riuscita a strappare l’ospitalità della terza edizione. Magari nella speranza di realizzare prima o poi il sogno (scontato) dell’allenatore Siegel: «Affrontare l’Italia e batterla».
Nel panorama disegnato dall’NF-board, che va da micronazioni come Sealand fino a territori secessionisti, spicca l’assenza degli autonomismi spagnoli. Le selezioni di Catalogna e dei Paesi Baschi hanno una lunga storia, sono state fondate rispettivamente nel 1904 e nel 1915, e da tempo chiedono di essere affiliate alla Fifa sul modello delle nazionali del Regno unito. Tuttavia nel frattempo, a differenza della Padania, giocano nella Coppa delle regioni organizzata dalla Uefa, che si disputa dal 1999 e ha cadenza biennale. La Euskal Selekzioa si è classificata prima nel 2005, ma il miglior posizionamento nazionale è dell’Italia, con le vittorie di Veneto (1999) e Piemonte (2003).
Come si è visto, di manifestazioni calcistiche indipendenti dalla Fifa ne esistono molte, e diverse di queste non sono così “controverse” come quelle dedicate alle nazioni non riconosciute. Oltre alla Uefa Regione Cup, ci sono gli Island Games, che si disputano dal 1985, dedicati alle rappresentative di isole come Falkland, Cayman, Sark e Minorca; alcune di queste, come l’inglese Jersey, gioca normalmente anche nel campionato nazionale. Europeada, invece, è un torneo dedicato alle minoranze linguistiche, come i rom di Ungheria o i croati di Serbia; finora è stata giocata una sola edizione, nel 2008, vinta dal Sud Tirolo.
Nel frattempo «Padania 2009» si avvicina, e oltre ai padroni di casa si stanno scaldando i muscoli provenzali e curdi, lapponi, occitani e goziani. Sembra che, con il crescere della notorietà del torneo, siano arrivate diverse domande di partecipazione anche da parte di rappresentative non affiliate all’NF-board. Tra queste il Quebec e le Due Sicilie, in rappresentanza dell’Italia del sud, ma non hanno avuto accesso alla coppa. E così è sfumata l’ipotesi di una possibile finale tra i campioni in carica e gli eredi del regno borbonico, che rischiava di trasformare questo mondiale indipendentista in un nostrano e localissimo derby.

[da Carta n°20/2009]

cover 09-20

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