Tutto il pulp minuto per minuto

fibre - dueLasciando da parte la comicità che aveva caratterizzato il loro fortunato esordio, con «2.(DUE)» [spettacolo finalista al Premio Extra] Fibre Parallele teatro, giovane compagnia barese, sceglie provocatoriamente di mettere in scena quello che le televisioni e i giornali ci servono ogni giorno con dovizia di particolari: la morbosità (di chi fa o di chi guarda?) che sta dietro le storie di cronaca nera. Il monologo di Licia Lanera (scritto e diretto assieme a Riccardo Spagniuolo), che si presenta in camice bianco e con la voce monocorde di chi è intontito di farmaci (o di dolore), ripercorre la storia quasi banale di un amore non corrisposto. Amplificata dal microfono e dall’andatura allucinatoria della voce, la storia fa saltare gli schemi abituali: l’ostacolo al sogno d’amore di lei non è la classica rivale, ma la bisessualità di Luca, il fatto che a lui «piace il cazzo». Nonostante questo “segno dei tempi”, ciò che incrina i sogni (e la mente) della protagonista è l’infrangersi della più ordinaria delle prospettive: una casa, dei figli, un futuro insieme.
La scena amplifica l’atmosfera da sanatorio, rovesciando anche questa nel suo speculare macabro e morboso. Il pavimento è coperto di plastica bianca, e dal soffitto pendono tre sacche di sangue, sospese a mezz’aria; mentre il monologo si fa cruento, sciorinando particolari da macelleria sull’omicidio di lui, la protagonista buca le sacche, permettendo al sangue di sgorgare e cadere, goccia a goccia, sul pavimento candido. In contrasto con l’apparente insensibilità di lei, ogni goccia produce un tonfo sordo e angosciante, anche questo ripreso da un sistema di amplificazione.
La scelta di un taglio estetico così aderente a un’idea di contemporaneo di eco nordeuropea, che ha trovato il suo apice/epicentro nella Romagna felix di qualche anno fa, viene sapientemente distorta da un lavoro di drammaturgia profondamente ironico, che attraverso l’iperesposizione di un dramma (umano, troppo umano) crea un’iperbole di senso, e rende un personaggio tanto bloccato allo stesso tempo struggente e ridicolo. Merito anche di Licia Lanera, attrice dalla straordinaria presenza scenica e dal piglio recitativo convincente e insolito.

[da Carta n°18/2009]

cover 09-18

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