Il pentagramma urbano

pathosformel-concerto-per-harmonium-e-cittaUno dei tratti distintivi della metropoli, attraverso il quale si è cercato di interpretare l’universo urbano e le sue dinamiche fatte di accelerazione e complessità – da cui scaturiscono possibilità, ma anche esclusione – è quella del flusso. Flussi di immagini, segni, gente, veicoli, migrazioni e persino flussi sociali (“flusso” e “movimento” sono due termini, se non interscambiabili, sicuramente contigui e attinenti). Il flusso, che può essere attraversato o subito, non calza dunque un’accezione necessariamente positiva; è però una pratica collettiva, che quando non rinchiude l’uomo nella dinamica delle merci, equiparandolo ad esse, schiude davanti a lui il carattere ludico della dimensione urbana, offrendo al suo sguardo la festa colorata e seduttiva della città-mercato, luogo di incontro e di consumo. È questa l’intuizione del flaneur di Walter Benjamin, che ama la città e aderisce alla sua logica, attraversandola, ma odia la folla e odia sentirsi parte di essa.
L’idea del flusso cittadino attraversa su vari piani le ultime due produzioni dei Pathosformel, giovane compagnia teatrale già consacrata da un premio Ubu come progetto speciale. Stiamo parlando de «La più piccola distanza» [in scena in questi giorni al Pim di Milano] – spettacolo in cui si spicca il binomio di astrattismo e fisicità che ha motivato la premiazione, pur in una composizione che espunge il corpo dalla scena – e della cartografia in divenire che è al centro di «Concerto per Harmonium e città», istallazione video-sonora nata come costola dell’altro lavoro e sviluppatasi come percorso autonomo.

In questa forma contemporanea e concettuale di teatro musicale i Pathosformel propongono una visione basata sulla vicinanza – è consentito l’ingresso a poche decine di spettatori alla volta – e così facendo convogliano l’attenzione di chi guarda su un piano emotivo. L’ambiente è scuro ma accogliente, la musica stratificata ma melodica, tutto fa pensare contemporaneamente a una visione globale – la mappa della città che si disegna, i percorsi che si tracciano al suo interno, le linee delle planimetrie che idealmente si confondono con le linee di un pentagramma – e contemporaneamente a qualcosa di intimo, connesso con l’individuo e la sua sfera personale, preconcettuale, sensoriale e sentimentale. L’idea di un flusso che espande l’uomo nella sua percezione e nella sua esperienza, ma che è costantemente connesso alla sua parte più profonda, interiore.
Tuttavia la pratica del flusso si rapporta necessariamente alla dimensione del confine. Senza un confine da lambire, aggirare e persino modificare, il flusso non è che ordine sparso. Ed è proprio nella dimensione urbana che il confine, prima nella dimensione della cinta muraria, poi in quella del ghetto, assume una valenza non più esclusivamente geografico. Diviene concetto plasmabile, progettabile, che incide sulla realtà, la descrive, la circoscrive e addirittura – come nel caso del logos – la “fa esistere”. Ma anche il confine, specularmente al flusso, non veste un’accezione necessariamente negativa, costrittiva: anche le pratiche culturali, ad esempio, sono in grado di tracciare dei confini nella città, o più propriamente degli “scarti” rispetto ad altre pratiche esclusivamente governate dai flussi delle merci. (La recente storia di Roma, fatta di luoghi istituzionali bloccati e di spazi liberati attraversati dalle istanze culturali più innovative e aderenti alla sensibilità di chi vive la città ne è da questo punto di vista un esempio lampante). Questa simbiosi tra confini e flussi in «Concerto per Harmonium e città» diventa il tema evolutivo dell’immagine, attraversata da linee sempre nuove che si sovrappongono alla precedente cartografia della città, e ne vanno pian piano a modificare l’assetto e a ridisegnare le coordinate, divenendo coordinate esse stesse.

Il concerto è ispirato alle polifonie urbane degli inizi del secolo scorso, che intendevano restituire in musica la complessità stordente ma allo stesso tempo affascinante della dimensione urbana attraverso il mix dei suoi rumori, la stratificazione sonora della molteplicità di esistenze che la compongono. La cartografia in movimento dei Pathosformel, assieme alla dimensione sonora, cerca di tracciare questa stratificazione che non è mai cristallizzata, composta di elementi che si dissolvono contemporaneamente al comparirne di nuovi.
L’oscillazione tra intimo e cosmico (nell’universo metropolitano) è possibile solo aderendo alla dimensione urbana, abbandonandosi ad essa come fa il flaneur. Ma è un’adesione che, seppure inserisce l’uomo in un contesto che espande la sua sensibilità e il campo della sua esperienza, facendo di esso parte di quella “polifonia” analizzata dall’antropologo Massimo Canevacci ne «La città polifonica», produce anche uno sconcerto che si traduce in disincanto: «L’atteggiamento blasé, indifferente, disincantato, è quello che ci permette di sopportare la logica urbana, la fretta di vivere, la necessità di affrontare e risolvere problemi sempre nuovi, una quantità di contatti che vanno velocemente risolti e presto dimenticati, possibilità che si aprono, si chiudono, incertezze, rischi», scrive Alberto Sobrero nella sua «Antropologia della città».
I Pathosformel, con il retrogusto melanconico del loro concerto, e ancor di più con le forme geometriche de «La più piccola distanza» che scorrono lungo linee rette (un pentagramma?) con fare a volte così incerto e romantico da assumere una dimensione antropomorfa, ci ricordano proprio quest’incertezza, motore – umanissimo – dell’oscillazione tutta urbana tra intimo e cosmico, flusso e confine, pubblico e privato.

[da Differenza n°11/2009]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...