Cerchi nel cemento

lean11I cerchi nel grano, o “crop circles”, sono un fenomeno che grazie alla curvatura delle spighe disegna nei campi immense forme geometriche – per lo più cerchi, ma anche varianti assai più elaborate – praticamente invisibili da terra ma perfettamente distinguibili dall’alto. Secondo chi sostiene l’origine sovrannaturale di questi fenomeni (per alcuni opera di alieni, per altri di misteriose coscienze superiori) i cerchi nel grano sarebbero un elaborato e affascinante sistema pittografico con cui altre entità tentano di comunicare con noi. Per stabilire un contatto, oppure per rivelarci segreti sulle origini e i destini dell’umanità.
Nel guardare le ben più imponenti ed estese evoluzioni tracciate sul terreno dall’uomo nel suo constante tentativo di addomesticare l’ambiente in cui vive, oggetto di un bel volume fotografico di Alex Maclean, viene allora in mente la famosa barzelletta del cieco che si trova per sbaglio a “leggere” una grattugia e si domanda chi abbia scritto simili idiozie. «Over. American Way of Life» [336 pagine, 49,90 euro], uscito di recente per 22 Publishing, casa editrice milanese che si occupa di architettura, presenta una collezione di 500 fotografie che Maclean, fotografo e pilota, ha realizzato per testimoniare la progressiva erosione di territorio operata dall’industrializzazione e dallo sviluppo urbano degli Stati Uniti d’America. Un lavoro che restituisce un colpo d’occhio esemplare sul modello di sviluppo occidentale, perché gli States sono da questo punto di vista un laboratorio più che avanzato: pur contando su un estensione territoriale notevole, la presenza di 300 milioni di abitanti appartenenti alla fetta ricca dell’umanità determina un impatto enorme, per l’appunto visibile a occhio nudo dall’alto di un volo aereo. Se poi si tiene conto delle previsioni di crescita di un ulteriore venti per cento della popolazione nei prossimi vent’anni, unita a un’idea di sviluppo che non tiene conto di sostenibilità e limitazioni oggettive delle possibilità di sfruttamento, ci si rende conto che l’emergenza ecologica intrinseca a un tale sistema non riguarda il futuro, ma il presente.
Le foto di Maclean operano uno scarto simbolico interessante. L’intento di ritrarre un processo che sta consumando il territorio del suo paese stride con la bellezza delle immagini, profondamente suggestive e persino capaci di scatenare un potenziale evocativo. La formazione da architetto di Maclean trasuda dai suoi scatti, che a volte sembrano guidati dall’ossessiva maniacalità geometrica dei plastici, pur caricati di una visuale iperrealista. Ma è proprio la nettezza delle linee che “normalizzano” l’andamento irregolare del territorio a raccontarci con precisione scioccante quanto è profondo il solco dell’intervento umano legato all’attuale modello di sviluppo. È questo il fascino di questa carrellata di fiocchi autostradali che si sovrappongono in un intreccio di nastri di cemento, di grattacieli che si ergono di fronte al mare, di canali e penisole artificiali che ridisegnano il territorio addomesticandolo alle esigenze della “residenzialità”, di parcheggi aziendali che una volta vuoti sembrano immense isole di asfalto. Immagini caratterizzate da una grande fissità, che quando non rimanda alla dimensione del plastico, fa pensare alle tracce disabitate di una civiltà ormai estinta.
lean09Maclean, che volando da 35 anni ha goduto di un’ottica privilegiata per assistere al progredire indisturbato di questo “consumo del territorio”, racconta come sia stato difficile prendere atto dell’effettivo impatto di questo sviluppo immobiliare. «All’inizio distoglievo lo sguardo, augurandomi che tale scempio non guastasse la mia capacità di cogliere la bellezza naturale», scrive. Ma successivamente comincia a spostare la sua attenzione proprio verso le zone più intaccate e degradate, mosso da una esigenza di testimonianza e di necessità che un punto di vista tanto inusuale quanto di impatto come il suo diventi patrimonio comune. Questo volume, corredato da un’introduzione del ricercatore Bill McKibben, esperto di questioni ambientali, ne è il mezzo e allo stesso tempo il viatico – in senso letterale – di questo suo viaggio attraverso le mutazioni territoriali e ambientali.

[da Differenza n°09/2009]

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