La pelle della città. Intervista a Sten

sten-veneziaNel groviglio di simboli e segni che ridisegnano costantemente la “pelle” della città di Roma, i suoi muri, le sue strade, il tratto di Sten è ormai divenuto una linea inconfondibile. I suoi lavori, realizzati con la tecnica dello stencil, vengono racchiusi sotto l’etichetta di “street art”, arte di strada, ovvero l’evoluzione di quel filone artistico che senza soluzione di continuità passa dalla stagione della New York anni ottanta fino ai muri di casa nostra, tra artisti già consacrati e autori anonimi. I suoi lavori sono da tempo passati anche per i muri delle gallerie, e di recente Sten (o –sten–) ha aperto uno studio nel quartiere romano di San Lorenzo, l’«Off Of The Street» in via dei Piceni, assieme ad altri due protagonisti della scena artistica romana, Lex e Lucamaleonte. Lo abbiamo raggiunto per chiedergli quale sarà secondo lui l’evoluzione di questa arte “della strada”.

Che rapporto hai con lo stencil? Perché hai scelto questo mezzo e questa forma d’arte?

Ho scelto la tecnica dello stencil perchè sono sempre stato affascinato dalle tecniche di stampa. Lo stencil è una delle tecniche più rudimentali di stampa, ho cercato di studiarne le possibilità e continuo a farlo. Non è poi una tecnica così rudimentale come sembra.

Oggi si parla insistentemente di street art. Ma se non in strada, qual è il posto dell’arte?

La street art grazie a Banksy è entrata nel circuito museale e galleristico di tutto il mondo. Nata per strada oggi la si trova più nelle gallerie. Ma ci sono esempi come Blu e JR che continuano a realizzare opere monumentali per strada, poche eccezioni che credono nel valore dell’opera pubblica. Che danno importanza al paesaggio urbano e contibuiscono a costruire lo scenario dell’arte contemporanea. Io sto nel mezzo, per strada, nei musei e nelle gallerie. Se non vendo non vivo.

Rispetto agli anni Ottanta, oggi sembra che sia l’Europa più che l’America l’epicentro di una nuova arte di strada, che si inserisce nelle pieghe della metropoli e ne cambia l’estetica. Sei d’accordo? Secondo te per quale motivo?

Gli Stati Uniti mantengono il dominio della risonanza che ha la street art, il più importante centro che raccoglie informazioni sulla street art è un blog di New York che si chiama Wooster Collective. Di fatto gli street artist più importanti al momento, Blu, Banksy e JR sono europei. Il luogo fisico dove si realizza più street art si sposta invece nei paesi del terzo mondo in particolare in America Latina dove è possibile realizzare opere monumentali senza troppe burocrazie e dove lo scenario si presta particolarmente.

I tuoi lavori sono esposti anche nelle gallerie. Che rapporto hai coi galleristi?

Ho un rapporto positivo con i galleristi di Londra perchè sono professionisti e vendono nel concreto, in particolare con i galleristi di Art Republic che ha la sede principale a Brighton. La cultura Londinese apprezza la street art e rispetta gli artisti. A Roma ci sono gallerie di settore che sono nate di recente come la Dorothy Circus e Mondo Pop con cui mi trovo bene nonostante   facciano fatica a rapportarsi con un genere di pubblico che ancora non codifica bene questo genere di arte.

Che cosa cambia nelle esposizioni in galleria rispetto ai muri della città?

Cambia tutto, in galleria non c’è più street art. Si può simulare un ambiente di strada ma si tratterebbe comunque di contraffazione. In gallerie ci sono per lo più  quadri, in strada c’è il muro.

Hai un rapporto schivo rispetto alla tua immagine. Non sono molti a conoscere la tua faccia, a differenza di quanta gente conosce i tuoi lavori. Perché?

Credo nell’anonimato e nella totale privacy. Non potrei mai essere un personaggio pubblico in quanto sono schivo di natura e non mi piace relazionarmi troppo al sociale. La ragione principale sarebbe quella che non posso farmi vedere perché opero nell’illegalità, ma di fatto non mi piace farmi vedere.

Quali soggetti ti interessano in questo momento? e perché?

Mi piacciono sempre i volti ed i ritratti fotografici degli anni 60-70. Mi piace ritrarre alcuni volti di persone che conosco ed alternarli ai ritratti del passato.

Credi che la street art evolverà in qualcos’altro? Verso quale orizzonte?

La street art sta diventando un fenomeno serio che farà emergere non più di due tre artisti a livello internazionale che diventeranno molto importanti a livello d’arte contemporanea. Dall’altro lato sarà un fenomeno adolescenziale come il writing. i ragazzi inizieranno a scuola e pochissimi ne faranno un percorso di vita. Poi ci saranno le vie di mezzo.

Qual è per te il significato politico dell’“abitare” le città tramite l’arte?

Non ho mai approfondito il significato politico, so che la mia arte è violenta ed imposta al pubblico. Non voglio dare messaggi esplicitamente politici anche se l’arte si può combinare ed interpretare con tutto.

Rispetto a qualche anno fa c’è più attenzione o diffidenza rispetto alla street art? Quali tipi di pregiudizi permangono, e quali sono stati superati?

In UK e US c’è sicuramente più apertura da parte anche delle stesse istituzioni. In Italia viene apprezzata da una parte della mia generazione e da qualche avanguardista un pò più vecchio. Qui non si fa differenza tra writing e street art, tra scritte politiche e writing, tutto ciò che è su muro è uguale. D’altronde il bombardamento cartellonistico pubblicitario, le tag, i poster e stencil creano un caos talmente grande a Roma che è meglio per il passante appiattire la visuale e staccare la spina.

[da Differenza n°39/2008]

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