Il comico quotidiano de Gli Omini

ominiTre “omini” compiono il loro ciclo della vita nell’arco di una sera a teatro: nascono, crescono, vanno a scuola e parlano di ragazze – quella brutta, che non è così brutta per chi ci sta per primo, e neppure chi la prendeva in giro ma, cambiati i tempi e mutate le sorti, se la sposa – poi lavorano o non trovano lavoro, fanno i soldi oppure no, hanno nipoti ormai adulte che la gente guarda troppo insistentemente, e infine invecchiano, diventano cadenti e per finire come tutti muoiono. È «CRisiKO!», spettacolo finalista al premio Scenario 2007, passaggio che ha proiettato il lavoro della compagnia pistoiese de Gli Omini sulla scena nazionale. E loro vi si sono affacciati con l’esuberanza che contraddistingue i loro spettacoli, frutto di un curioso mix di osservazione caustica del quotidiano, un gusto spiccato per la sottile linea di confine che divide il grottesco “naturale” dalla caricatura, e una padronanza notevole dei tempi comici. Ma alle spalle di tutto questo, soprattutto, c’è un progetto di ricerca: la drammaturgia dello spettacolo, infatti, è il risultato di una serie di interviste, incontri, chiacchierate fatte con la gente del territorio – in questo caso quello toscano. Nell’arco di una vita che nasce cresce e muore, i tre omini in scena [Riccardo Goretti, Francesco Rotelli, Luca Zacchini] parlano con le parole degli omini reali, che puntualmente ringraziano a fine spettacolo. Un approccio “antropologico”, in grado di dare il giusto colore al patchwork di frasi fatte, atteggiamenti da vitellone, rigurgiti razzisti, sfottò e tutto il resto del campionario che riempie i vuoti della vita nell’attesa che il tempo passi – riuscendo in questo modo, però, a restituire il rumore di fondo che c’è nella vita vera dietro il vuoto guscio delle parole: l’emozione, un’emozione compressa, intrappolata nel modi di fare e di dire, ma che c’è e maliconicamente scalpita per uscire allo scoperto.

Dopo «CRisiKO!» – che sarà in scena all’Hangar di Ancona il 13 e 14 novembre e al Mulino di Amleto di Rimini il 15, per approdare al San Carluccio di Napoli dal 25 al 29 – Gli Omini proseguono la loro ricerca con «Gabbato lo Santo», che sta girando nella sua fase iniziale: le drammaturgie della compagnia, infatti, visto il modo peculiare con cui nascono, hanno diverse fasi di gestazione, metamorfosi e crescita prima di raggiungere una forma stabile. Il nuovo lavoro – che oltre ai tre «omini» citati vede in scena Roberto Caccavo e Francesca Sarteanesi, e sarà in scena il 15 novembre al Teatro Studio di Scandicci per lo Zoom Festival – amplia lo spettro di indagine su una quotidianità condita dal rumore di sottofondo dei feticci mediatici, che parla con disinvoltura di ricostruzione dell’imene per regalo al proprio ragazzo, invoca Padre pio come un coro da stadio e sfoga la propria volgarità e violenza solo quando se lo si può permettere, con le donne ad esempio, o addirittura i morti.

Una parabola, quella tracciata da Gli Omini in questi due lavori, che non solo recupera la scena di ricerca a una salutare trasversalità di pubblico e linguaggio, ma che segna una direzione importante, finalmente libera dai lacci della retorica folklorica, per maneggiare senza ipocrisie la cultura popolare dei nostri giorni.

[da Carta n°40/2008]

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