L’amore fatto a pezzi

Stipati sugli scaffali ci sono pezzi di corpi umani femminili disposti in serie. Alcuni, per osservarne meglio l’interno, sono sezioni di quelle stesse parti, altrimenti ben impacchettate e riposte in scatole di cartone con l’oblò trasparente. Non siamo nella location di un film dell’orrore, né all’interno del museo anatomico dell’ospedale Forlanini di Roma, ma in un sexy shop del Giappone, dove una delle ultime frontiere per gli amanti dei sex toys è costruirsi da soli la propria “bambola da compagnia”, assemblandola pezzo per pezzo.
Nel paese del sol levante i sexy shop sono frequentati da una vasta fetta della popolazione e, al contrario di quello che si possa pensare alla luce di fatti come quello di Osaka – dove di recente è andato a fuoco un video shop a luci rosse, uccidendo 15 uomini – sono molte le donne e le coppie anche giovani che fanno regolarmente acquisti in posti del genere. A fronte di una domanda tanto variegata, le catene di sexy shop giapponesi si sono trasformate in veri e propri supermercati del sesso, dove è possibile trovare davvero di tutto. Il Pop Life Department di Tokyo, ad esempio, che si trova nel quartiere dell’elettronica Akihabara, occupa un edificio di sei piani, e ogni piano ospita articoli diversi: porno movie al piano terra, quelli più estremi nel seminterrato, bambole al quarto piano, vestiario all’ultimo. I commessi sono gentili e ben vestiti, l’atmosfera è accogliente (per quanto possa esserlo un locale stipato all’inverosimile) e lontana dai toni un po’ sordidi dell’immaginario europeo. Le persone che entrano sono le stesse che fanno shopping negli immensi mall di articoli tecnologici dall’altra parte della strada.
Il Pop Life Department, ad esempio, ha un nome e una grafica che ricordano un negozio di abiti alla moda, o tutt’al più di gadget elettronici. Nessun ricorso ad iconografie abusate come cuori in fiamme, stilizzazioni di donne procaci, code e corna da diavolo. Eppure al suo interno la scelta di articoli è vastissima, e si propone di soddisfare le esigenze più disparate. Come i vestiti da cosplay, ovvero abiti che richiamano i personaggi dei manga: Sailor Moon, Lamù, o personaggi più anonimi come l’infermiera sexy o la cameriera fetish. O ancora, il campionario di mutande e magliette usate, imbustate sotto vuoto con la foto della proprietaria, le sue misure e l’età (una “passione giapponese” che da qualche anno furoreggia anche in Italia: tramite web, su siti come mutandineusate.com, si possono fare ordini nel totale anonimato). E infine le bambole fai-da-te.
Inoltrandosi per il piano delle protesi, oltre a “dildo” di varie fogge e dimensioni, si trovano un vasto assortimento di componenti in silicone. Il Giappone, che in fatto di bambole ha una tradizione antica e affascinante, anche sul piano dei feticci sessuali dimostra grande inventiva. Si parte con il busto, che è poco più di un cuscino color pelle, e si prosegue con seni di varia consistenza, vagine, fondoschiena e persino cavità orali con tanto di bocca, tutti corredati dalla foto della presunta pin-up – a volte vera, a volte disegnata – che avrebbe prestato le proprie grazie per i calchi originali. Dar modo di immaginare la “proprietaria” della parte anatomica sembra un tassello centrale della strategia di vendita di questi accessori, forse per evitare che sembri soltanto un pezzo di corpo, brandelli di cadavere. Tuttavia molte di queste protesi vengono esposte “in sezione”, per dare modo agli acquirenti di osservarne le cavità interne: ce ne sono con le pareti lisce, zigrinate, anatomiche.
Per quanto il risultato di un simile assemblaggio di cuscini e arti di silicone sembra uscito più dal tavolo operatorio del dottor Frankenstein che dal paginone centrale di Playboy, le bambole fai-da-te rappresentano la realizzazione grottesca di una delle più antiche fantasie erotiche: quella della donna perfetta, che racchiude in sé le fattezze delle donne più sensuali del mondo. Ma, allo stesso tempo, riduce la figura dell’amante a un assemblaggio di particolari anatomici, di accessori adatti a soddisfare una specifica gamma di fantasie, dietro le quali l’alterità del partner si dissolve. Al suo posto resta un’idea del corpo altrui concepito come “funzione”, e una gamma di accessori testati clinicamente.

[da il manifesto n°264/XXXVIII del 30 ottobre 2008 – apparso col titolo «Bambola fai da te, l’ultima frontiera del nippo-feticismo»]

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