Vinicio e il Formicoso

Con una telefonata “ventosa” abbiamo raggiunto Vinicio Capossela sotto le pale eoliche dell’altopiano del Formicoso, in Alta Irpinia, dove il 2 ottobre era in corso una manifestazione pacifica contro il decreto del governo che ha deciso di trasformare l’altipiano in una delle più grandi discariche campane e ha militarizzato la zona dal 29 settembre.

Allora Vinicio, ci puoi raccontare com’è andata la manifestazione?

Certo. Io c’ero. Quelli che non c’erano erano istituzioni e politica. A parte ovviamente i sindaci dei comuni interessati, che sono accanto alla popolazione e stanno manifestando con loro. È una cosa che mi ha colpito: la totale mancanza di interlocutori. Da un lato ci sono i militari che hanno occupato la terra. Dall’altra parte una manifestazione completamente pacifica.
Sono dispiaciuto che i media mettano tutte le realtà che riguardano lo smaltimento dei rifiuti in Campania in un unico calderone, generalizzano gli episodi di violenza. Invece, dietro ogni lotta sul territorio ci sono storie e persone diverse. Qui, ad esempio, il problema è che hanno espropriato una quantità di terreno enorme (140 ettari) per una discarica che, se dovesse aprire, rischia di diventare una delle più grandi d’Italia e forse d’Europa. E lo hanno fatto in una terra che ha una vocazione agricola. L’altipiano del Formicoso, infatti, è una zona completamente coltivata a grano. Grano duro di alta qualità, che costituisce il settanta per cento della coltivazione di grano duro dell’intera Campania, da cui si ricava anche il foraggio per le bufale.

Anche i terreni adiacenti sono tutti campi coltivati?

Sì. Anche la terra che hanno espropriato oggi, 80 ettari che si aggiungono agli altri 60, è costituita da campi coltivati. Qui ci sono solo aziende agricole. Questa è stata una terra di emigrazione, ma ora ha una vocazione completamente agricola, che ha ricevuto diversi incentivi per l’agricoltura biologica. Questa è una terra “integra” da tanti punti di vista, anche dal punto di vista umano: qui, ad esempio, non ci sono infiltrazioni camorristiche. È una zona molto bella. Però ha una bassa densità di popolazione, ed è forse per questo che si sentono in diritto di fare una scelta come questa, che è totalmente sciagurata per un territorio come il Formicoso.
Se vuoi fare un progetto del genere, non puoi prendere in considerazione un altopiano (siamo a 900 metri di altezza), da cui filtrerebbe il percolato nelle zone sottostanti, moltiplicando l’inquinamento. Questa, infatti, è una zona di sorgenti. Pensa che, mentre si fa la discarica in alto, a valle è in corso un progetto per potabilizzare il lago artificiale per cui hanno stanziato 42 milioni di euro. Da un lato si stanziano fondi per rendere l’acqua potabile, dall’altro si requisisce la terra per fare una discarica che avvelenerebbe le sorgenti.
Un altro aspetto assurdo di questa storia è che sarà molto costoso portare l’immondizia fino quassù. In primo luogo per l’altezza, poi perché è una zona sismica e quindi serviranno precauzioni particolari. Insomma, qualunque persona di buon senso capirebbe che un progetto del genere è allo stesso tempo inutile e dannoso. Perché si tratta di una toppa e non di una soluzione reale. Questa è la prima cosa che ho pensato quando mi sono avvicinato a questo problema: le scelte del governo non tengono mai in considerazione soluzioni di lunga durata, come gli incentivi alla raccolta differenziata e il riciclo dei materiali. L’unica opzione possibile è quella della discarica e dell’inceneritore. Cavalcano l’onda dell’emergenza, che è evidentemente un fatto di comodo, visto che sono quindici anni che siamo in emergenza e non so più da quanti anni si avvicendano commissari straordinari.

Ti sei impegnato personalmente contro la discarica già da luglio.

Perché da cittadino ritengo che la logica delle discariche e degli inceneritori sia sbagliata. Perché è dannosa. E soprattutto perché ci sono tante altre strade per ridurre almeno un po’ l’impiego dell’incenerimento. Ad esempio innescare meccanismi virtuosi. Questo progetto è un’ingiustizia per questo territorio, perché si tratta di un territorio virtuoso. Il cinquanta per cento dei comuni dell’alta Irpinia ha un’altissima percentuale di riciclaggio e raccolta differenziata. Oltre tutto, nei dintorni ci sono già altre due discariche, che testimoniano le modalità “barbare” con cui si cerca di risolvere questo problema. Si scava un buco, lo si riempie finché si può e poi si va altrove; nel frattempo quel territorio è compromesso. Non si pensa, ad esempio, a un trattamento preventivo dei rifiuti che ridurrebbe l’impatto e agevolerebbe lo smaltimento. Non spetta a me dirlo, ci sono fior di esperti che ne parlano da anni. Io dico solo che trasformare un luogo virtuoso sui rifiuti e dalla vocazione agricola in un immondezzaio è un’ingiustizia che suona quasi come una beffa.
In più il decreto del governo prevede che il terreno espropriato diventi “zona di interesse strategico”, il che non consente alla gente che ci vive accanto di controllare cosa ci viene buttato dentro e in che modo. I margini per controllare una discarica con questo regime sono ridottissimi, e comunque non sono alla portata delle amministrazioni di questi piccoli comuni. È assurdo che questo avvenga mentre il governo parla tanto di federalismo. Se applicassero un’idea di federalismo reale e diffusa dovrebbero tenere conto del fatto che qui nessuno vuole la discarica. Non la vuole la gente e non la vogliono le istituzioni locali elette dalla gente. Ma questo non interessa a nessuno. Si preferisce mandare l’esercito, che ha recintato la terra col filo spinato dandole un aspetto lugubre da campo di concentramento.

La ricaduta sul territorio è altissima.

Certo. Significa uccidere la vocazione di un territorio. Qui è rimasta solo l’agricoltura, e la gente si dedica alla cura e alla preservazione dell’ambiente. È davvero un controsenso, questo progetto. Qui c’è uno dei più grossi parchi eolici di tutta Italia. Ci sono decine di grandi pale che producono energia in modo pulito. Da un lato si impiegano i fondi europei per costruire impianti eolici, dall’altro si trasgredisce le direttive europee che spingono verso l’adozione di strade differenti, come il compostaggio. Ci troviamo in presenza di una situazione paradossale, con un territorio in cui l’Europa investe per sviluppare l’agricoltura e lo Stato Italiano per comprometterla.

Come vive la gente questa decisione di governo e Regione, che hanno maggioranze diverse?

La gente è colta da un senso di abbandono. Ma non di rassegnazione. Diverse migliaia di persone erano qui oggi a manifestare. Chiaramente non c’era neanche una telecamera, perché la manifestazione è stata pacifica, e per i media italiani se non si fa a botte o non si brucia qualche cassonetto non succede nulla.
Un provvedimento del genere andrebbe concertato. Le scelte e la volontà di chi vive in questo territorio e lo fa vivere andrebbero rispettate. E invece si ha l’impressione di non avere più un interlocutore. Pare che sia rimasto soltanto il “cantante paesano” a cui ci si può rivolgere per dare risalto mediatico alla situazione. La rappresentanza politica nazionale è assente: io mi sto informando per cercare qualche parlamentare che possa portare in parlamento le ragioni di chi vive in questo territorio, ma ancora non l’ho trovato. Qualcuno che porti avanti un’iniziativa, ad esempio un referendum popolare, per dare voce alla volontà dei cittadini, che sono rimasti davvero senza una rappresentanza, visto che il provvedimento è stato votato da entrambi gli schieramenti. Un bell’esempio di politica bipartisan.

[da Carta n°37/2008]

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