Sasha Waltz apre le danze al RomaEuropa festival

In un Auditorium Conciliazione stracolmo, ha debuttato il 27 settembre a Roma «Impromptus» della coreografa tedesca Sasha Waltz, evento d’apertura del RomaEuropa Festival e della rassegna Tersicore. Il termine “impromptu” indica dei componimenti musicali, generalmente per un unico strumento, costruiti come fossero un’improvvisazione. Questo è infatti primo lavoro della compagnia Sasha Waltz & Guest ad essere completamente basato sulla musica classica. Gli “impromptus” con cui ha scelto di confrontarsi la coreografa di Karlsruhe sono quelli composti da Frank Shubert poco prima della sua morte, eseguiti dal vivo dalla pianista Cristina Marton, a cui si affianca la voce del mezzosoprano Ruth Sandorff nell’interpretazione di alcuni lieder del compositore austriaco. Un insieme di quadri musicali, dunque, per voce e piano o per piano soltanto, su cui scorrono altrettanti quadri coreografici costruiti dai sette danzatori in scena. La geografia di movimenti disegnata dai corpi dei danzatori si sviluppa anch’essa come un’apparente improvvisazione, muovendosi lungo i piani inclinati della scenografia di Thomas Shenck, composta da quadrilateri irregolari, con leggerezza e maestria.
Il RomaEuropa festival proseguirà fino a dicembre con un cartellone ricco di proposte interessanti e molto diverse tra loro, che spaziano dai grandi nomi internazionali alle realtà indipendenti della scena di casa nostra, segno della progettualità di ampio respiro che caratterizza questo festival, giunto ormai alla sua XXIII edizione. Difatti, accanto a nomi come Brian Eno [al Palladium il 13 ottobre], Juliette Binoche, Akram Kahn e Anish Kapoor [un incontro inedito che darà vita a uno spettacolo tra il teatro e la danza in scena al teatro Olimpico dal 5 all’8 novembre] o ancora il coreografo statunitense Bill T. Jones [il 4 e 5 dicembre all’Auditorium Conciliazione] troviamo infatti alcune delle realtà più interessanti della scena indipendente romana e nazionale. I Santasangre, che debutteranno con «Sei gradi», ultima tappa, prodotta dal festival, del loro “studio per un teatro apocalittico” [9-11 ottobre]; «Lev» dei Muta Imago, sostenuto dalla produzione di ZTL-pro [7-9 novembre]; e l’ambizioso progetto dell’Accademia degli Artefatti, nome storico della ricerca, che presenta una maratona di 24 ore di spettacolo dal titolo «One Day» [29 e 30 novembre]. E ancora tanto spazio alla musica elettronica e a progetti preziosi come l’omaggio di Eugenio Finardi e Sentieri Selvaggi al cantautore russo Vladimir Vysotsky. Insomma, una manifestazione poliedrica che, se da un lato lamenta l’arroccamento degli spazi istituzionali [il festival si svolge tutto in teatri privati], dall’altro si adopera per aprirne di nuovi tra diverse scene e tradizioni.

[da Carta n°36/2008]

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