Quando Mazinga Z sale sul palcoscenico. «Ecce Robot» di Daniele Timpano

Il nuovo spettacolo di Daniele Timpano, anti-narratore conosciuto dal pubblico soprattutto grazie alla sua irriverente «autobiografia d’oltretomba» di Mussolini, approda al Teatro della Tosse di Genova dal 27 al 29 marzo (ed è confortante constatare come lo stabile genovese, sotto la direzione attenta di Massimiliano Civica, stia diventando un punto di osservazione privilegiato su ciò che si muove di nuovo e interessante nella scena contemporanea del nostro paese). Sarà poi a Milano, al Teatro I, dal 3 al 6 aprile.
Con «Ecce Robot!» l’autore e attore romano dirige la sua attenzione e il suo umorismo, fatto di sapienti sfilacciamenti ritmici e ragionamenti apparentemente paradossali, verso l’invasione dei teleschermi, e attraverso di questi delle menti di una generazione di giovani italiani, ad opera dei cartoni animati giapponesi. La polemica scoppiata (e mai completamente sopita) sul presunto carattere diseducativo di Goldrake, Mazinga e compagnia, capitanata da genitori apprensivi e giornalisti pronti a cavalcare l’onda del sensazionalimo, sono il pretesto per compiere un rovesciamento di fronti: siamo proprio certi che siano i cartoni, e non piuttosto i genitori stessi, che lasciano per ore i figli davanti alla Tv, ad essere la causa dei disagi vissuti dai bambini? A sentire Timpano il ragionevole dubbio sorge, eccome.
Anche perché l’impeto e l’affetto con cui viene ripercorsa l’epopea di uno dei più famosi tra quei «sottoprodotti culturali», come lui stesso li definisce, e cioè Mazinga Z, ha di sicuro a che vedere con un immaginario radicato, rivendicato e condiviso. I robot giapponesi sono le entità soprannaturali e benigne che hanno accompagnato l’infanzia dei trentenni di oggi, nati e cresciuti agli albori dell’epoca berlusconiana, che non coincide con l’entrata in politica del cavaliere, ma con la nascita delle tv private. Quelli di loro presenti tra il pubblico lo sanno, e nella maschera di Timpano che imita le sagome di cartoni animati praticamente immobili riconosco se stessi: le loro risate hanno il sapore, inevitabile, di una madeleine proustiana fatta di raggi fotonici e risate sguaiate di malvagi generali alieni.
Ad impreziosire lo spettacolo divertente e cinico – che non si ferma neppure davanti alla famosa morte del bimbo che, si disse, si era lanciato dal balcone per imitare Goldrake – c’è un’operazione non solo vulcanicamente comica, ma perfino filologia: la riproposizione della prima e dell’ultima puntata di Mazinga Z – quest’ultima inedita – interpretate in playback dallo stesso Timpano e da Marco Fumarola [anche ottimo disegnatore luci]. Con questo spettacolo, Daniele Timpano si conferma come un potente [e divertente] sovvertitore dei luoghi comuni teatrali e della polverosa coscienza italica.

[da Carta n°11/2008]

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