Il male quotidiano. «Tradimento» di Zagajewski

Se c’è un errore di calcolo che si compie quando, dal ventre protetto di una democrazia, si descrive una dittatura, è di cedere alla tentazione di tratteggiarla come un male assoluto, perdendo cioè di vista i nessi che la legano alla realtà che l’ha generata. Quelli che spiegano, ad esempio, come sia stato possibile che quel certo regime si instaurasse, o perché sia stato non solo tollerato da buona parte della popolazione, ma in certi casi persino sostenuto con entusiasmo. Il risultato positivo immediato è quello di creare per antitesi un’elogio della democrazia; quello negativo, è lo slittamento dell’esperienza totalitaria in un’orizzonte di “assurdità”. Qualcosa di molto lontano dalla quotidianità; un’esperienza che, per estensione, diventa remota. Lo stesso destino accade ai suoi protagonisti. Di ritratti di Hitler soggiogato dall’occultismo, o di devastanti quadri clinici della sua psiche, ne sono pieni il cinema e la letteratura, e soprattutto le ricostruzioni dei programmi tv.
Il lato complementare della “banalità del male” di Hannah Arendt, invece, risiede proprio nella sua quotidianità. Lo sa bene Adam Zagajewski, tra i maggiori poeti polacchi, ma anche raffinato autore di prose, come quelle raccolte nel volume dal titolo «Tradimento», di recente pubblicato da Adelphi. L’apertura del libro è affidata a una lunga rievocazione della città natale dell’autore, Leopoli, polacca al momento della sua nascita, ucraina e straniera negli anni della sua adolescenza. «Due città» [nella versione originale è anche il titolo del volume] è un suggestivo affresco di un luogo e della sua doppia vita, che spezza in due anche le esistenze della famiglia di Zagajewski, costrette a emigrare in una città industriale, esiliandosi a sognare un passato che non tornerà.

Essere sospesi tra due realtà inconciliabili. È questa anche la condizione dell’artista secondo Zagajewski, che nella seconda parte, «Archivi aperti», affronta con lucidità e sottile ironia il tema dell’arte sotto il regime. Specialmente nel racconto che dà il titolo alla traduzione italiana, dove un artista “compromesso” racconta la sua esperienza a un giornalista. Nella sua rievocazione, gli anni della dittatura perdono pian piano il tono cupo e mortifero dell’iconografia condivisa: il poeta se ne deve quasi scusare con il giornalista, deve procedere per gradi per descrivere un mondo spinto da sentimenti del tutto “umani”. «Il totalitarismo, per utilizzare la vostra definizione accademica, è vita, energia, ambizione, premi, gerarchie, passioni, promozioni fulminee, carriere napoleoniche […]. Per voi, creature anemiche inclini alla malinconia, quel sistema significa morte. Ma non è così. Prenda, per esempio, i tanti congressi, i convegni, le conferenze che allora si tenevano senza sosta, quotidianamente. Era la morte a reggerne le fila? No, era l’ambizione, una passione vitalissima».
C’era un mondo con le sue regole, e c’era chi non si chiedeva se queste e quello fossero giusti o sbagliati, ma cercava di sopravvivere, di vivere anzi il meglio possibile. Questo suggerisce il poeta compromesso. Che alle accuse di fiancheggiamento risponde: «come si può pretendere che un ragazzo indifeso si opponga a un’intera epoca?». È qui che risiede il tradimento, in quel sentimento umanissimo, in quella voglia di vita e vitalità. «Ce li vede giovani attori che dicono: ‘No, non appoggerò i comunisti e il loro programma disumano, resterò all’ombra, farò l’infermiere o l’aiuto autista’? Ce li vede? Io no». Per il protagonista del racconto il tradimento coincide con la vita stessa, con la sua affermazione, diventa una categoria ontologica e non c’è nulla che si possa fare per opporsi a questo stato di cose, perché «chiunque possegga un’anima immortale e abbia ricevuto la vita è un traditore». Ma questa affermazione della (propria) vita non è un’azione priva di conseguenza, l’artista lo sa, e la costruzione raffinata dei suoi ragionamenti si incrinerà proprio a causa di questa omissione – quando cioè si scopre che il padre del giornalista morì a causa di una stroncatura a firma del protagonista.

Per Zagajewski non ci sono scorciatoie ammissibili, né quelle delle iconografie condivise e democraticamente imposte, né quelle del protagonista del suo racconto, perché sono entrambe una concessione alla retorica. Un’elusione del nesso che le lega al resto della realtà. Ed è grazie a questa lucidità che Zagajewski, pur descrivendo un regime tramontato, ci parla anche e fortemente del presente. Raccontandoci di come il potere si inserisce nella vita delle persone, non tanto ordinando loro cosa fare, ma construendo un orizzonte di riferimento a cui conformarsi, Zagajewski tratteggia una dinamica che non è affatto lontana da quella dell’occidente moderno. Quella che – pur con tutti i distinguo tra democrazie e totalitarismi – pone come moneta di scambio della realizzazione individuale l’inscrizione al panorama culturale di riferimento. L’introiezione dei limiti entro cui muoversi come forma di controllo. Elogio del pensiero “embedded”, che diventa non solo parametro di inclusione, ma anche criterio di professionalità.
Sono questo tipo di dinamiche, e i margini lasciati a chi le trasgredisce, a raccontarci le perversioni di un consesso umano, assai più che la pazzia del re. Zagajewski sembra volerlo confermare con irionia nella terza e ultima parte del libro, una serie di brevi e brevissimi racconti intitolata «Il Nuovo Piccolo Larousse». In uno di questi, un rilegatore olandese in pensione confessa di aver ucciso Hitler nel 1937, sparandogli un colpo di pistola. Un attentato inutile, visto che subito dopo il dittatore fu sostituito da un sosia perfetto. I giornali, ovviamente, non ne fecero parola.

Adam Zagajewski – «Tradimento»
[Adelphi, 298 pagine, 19 euro]

[da Differenza n°7/2008]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...