Il fascino seduttivo delle città viste da Walter Benjamin

«Prima che Mosca stessa, è Berlino che si impara a conoscere attraverso Mosca». In questa frase, che apre una delle più suggestive «Immagini di città» [Einaudi, 146 pagine, 16 euro] raccolte da Walter Benjamin negli anni venti del Novecento, è sintetizzato l’approccio – multiprospettico – con cui il pensatore tedesco conduceva l’osservazione delle città, uno dei tratti più salienti della sua opera.
Da tempo si sentiva la necessità di recuperare quest’opera di Benjamin, in realtà un assemblaggio postumo, operato da Peter Szondi nel 1955, publicato in Italia negli anni settanta e ormai introvabile. Einaudi ne ripropone oggi una nuova versione, che raccoglie i racconti di viaggio che il filosofo berlinese ha redatto per riviste e giornali come la Frankfurter Zeitung – già presenti nella prima edizione – con l’aggiunta di brani ulteriori, tematicamente affini, come «Parigi, la città allo specchio» o il reportage da Napoli scritto nel 1925 con Asja Lacis. Qui, ad esempio, il ritratto della  capitale partenopea è sospeso tra la lucida analisi delle sue gerarchie esistenziali, tra camorra e chiesa cattolica; l’osservazione stupita e quasi “magica” – per l’occhio nordeuropeo – di una vita comunitaria, fatta di stanze dove vivono famiglie intere e di vicoli dove gli uomini bevono e le donne cucinano; e la costatazione di una città fatta di grigi e bianchi, assai più spenta nei colori del mare che l’attornia e del cielo che la sovrasta, e meno vivida delle immagini che i viaggiatori stranieri hanno impresso nella mente dei loro lettori.
In chiusura, anche un brano dall’«Infanzia berlinese», e non è peregrino l’accostamento a questi saggi – tutti redatti tra il 1925 e il 1930 – di un libro che in quel periodo era in fase di progettazione da parte dell’autore. Lo stesso Szondi spiega nella postfazione come le due opere siano intimamente connesse: Benjamin credeva che un libro sulla propria città non potesse che essere un «libro di memorie», giacché per scrivere di città sconosciute basta il solletico dell’esotico. La potenza di queste «Immagini di città» risiede allora proprio nella capacità di ribaltare questo assioma, facendo della narrazione di luoghi sconosciuti un’opera di profondità pari alle memorie, e altrettanto costellate di luminose scoperte e suggestioni.

[da Carta 02/2008]

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