Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma

Giovedì 18 ottobre, assieme ai tappeti rossi dell’Auditorium, si dispiegherà per la capitale anche un’altra concezione dell’arte contemporanea, che indaga il cinema senza dimenticare tutte le altre forme d’arte, che contesta il meccanismo del copyright, il cui unico effetto sicuro è quello di tarpare sul nascere la creatività autoprodotta e dal basso, che, anziché stare chiusa nei grandi templi della cultura, irrompe nel panorama urbano, contaminandolo e lasciandosi contaminare. È «Extra Large», progetto all’interno della sezione «Extra» della Festa del Cinema, interamente ideato e gestito dagli spazi sociali romani.
«Si tratta di una sperimentazione che non vuole tracciare alcun tipo di linea. È un tentativo che, pur con tutte le contraddizioni che può portarsi dietro lavorare con un soggetto come la Festa del Cinema, abbiamo voluto portare avanti, perché siamo convinti che su questo terreno passerà un nuovo riassetto politico e culturale della città». A parlare è Serena di Esc atelier, uno dei “luoghi sociali” che hanno preso parte al progetto, assieme a Angelo Mai, Corto Circuito, Kollatino Underground, Le Sirene, Margine Operativo, Rialtoccupato, Santasangre, Stalker, Spartaco, Spazio Sociale 32, StalkAngency e Urban Pressure. Sette centri sociali e sei gruppi di produzione indipendenti che hanno organizzato cinque eventi a ingresso gratuito in tutta la città: dalla San Lorenzo degli spazi sociali e delle palestre popolari alla Trastevere dell’ex Gil, dal Verano alla Fiera di Roma, dalle zone periferiche come il quartiere Collatino fino ai capolinea delle metropolitane.
«Ci teniamo a sottolineare che si tratta di una parte delle strutture indipendenti che a Roma operano sul piano culturale – spiegano gli organizzatori – C’è stato un confronto con la Festa del Cinema a cui erano chiamati diversi soggetti, e non tutti hanno aderito al progetto. Chi ha scelto di non esserci lo ha fatto a causa delle forti contraddizioni che esistono nell’interloquire con istituzioni che, su altri piani, contestano la stessa esistenza di spazi che operano fuori dalla cosiddetta legalità. Basti pensare al caso di Esc che, pur portando avanti una trattativa con il comune per questo progetto, è stato temporaneamente sgomberato. Le contraddizioni ci sono, ma noi, nel rispetto di chi ha scelto di non esserci, abbiamo preferito confrontarci con esse».
La professionalità che gli spazi sociali hanno sviluppato nella produzione di arte indipendente e autoprodotta viene da lontano. «Sono ormai vent’anni, dall’occupazione del Forte Prenestino, che gli spazi occupati costituiscono una realtà concreta di produzione artistica fuori dalle logiche di mercato. Senza queste strutture molta arte contemporanea non avrebbe avuto modo di nascere e di esprimersi sul
territorio romano». A parlare è Raoul, del Kollatino Underground.
«Grazie a questa esperienza maturata negli anni – dice ancora – stiamo dialogando alla pari con un soggetto ufficiale come la Festa del Cinema. Pur lavorando su piani molto differenti, stiamo trasportando uno standard qualitativo molto elevato all’interno di un progetto istituzionale. È uno standard che abbiamo maturato senza risorse. Chiaramente, se vogliamo provare a conservare questo livello su progetti più vasti, occorre affrontare il tema delle risorse e, di conseguenza, quello dell’interlocuzione con le istituzioni. Da questo punto di vista, credo che Extra Large possa essere considerato un passaggio importate».
L’importante, ci tengono a sottolineare i tredici soggetti che hanno dato vita al progetto, è che il confronto avvenga su un piano paritario. I cinque progetti, infatti, sono stati portati avanti in totale autonomia, sia sul piano dell’ideazione che su quello dell’organizzazione. I contenuti su cui si è puntato sono molteplici, e riflettono molti dei percorsi che da tempo animano le strutture e le iniziative dei gruppi di produzione indipendente. Ad esempio la cultura e il cinema di strada, che saranno al centro del progetto «È la strada bellezza…», di Spazio Sociale 32 e Palestra Popolare di San Lorenzo; o l’itinerario nella metropoli, lungo le sue contraddizioni,, proposto dal progetto «Chroma», organizzato da Angelo Mai, Kollatino Underground, Santasangre e Stalker, che ospiterà anche una retrospettiva di Alberto Grifi.
La dimensione contraddittoria delle città contemporanee, soprattutto, è un tema affrontato da più punti di vista: è al centro di «Metropolis» di Rialtoccupato e StalkAngency, che ospita le opere di artisti provenienti da metropoli del mondo come Johannesburg, Mumbai, Sao Paolo; ma anche nel- l’indole nomade di «Background», che proporrà la pratica della sonorizzazione e dell’assemblaggio delle immagini dal piazzale del Verano (il cimitero monumentale di Roma, nella piazza antistante sarà proiettato il classico horror «La notte dei morti viventi») fino alla stazione Anangnina della metropolitana A [l’evento è curato da Margine Operativo, Urban Pressure, Le Sirene, Spazio Sociale 32, Spartaco Corto Circuito]. Infine, l’impatto delle nuove tecnologie e del digitale sugli scenari della cultura, del conflitto e del sapere, sarà al centro di «© come Cinema», a cura di Esc.
«L’accento sul copy left e sul no copy right – spiega Alessandra di Margine Operativo – è uno dei punti fermi che abbiamo voluto sottolineare in questo progetto. I classici che manipoleremo, ad esempio, saranno usati senza pagare il copyright. È un modo per portare alla luce una pratica, quella degli spazi indipendenti, che ha permesso lo sviluppo delle culture contemporanee al di là dei limiti burocratici ed economici imposti dall’ufficialità e dal mercato. Le pratiche di autoproduzione esistono proprio in questa sospensione di quella che loro chiamano ‘legalità’, che permette agli artisti senza una produzione alle spalle di fare comunque il proprio lavoro». [maggiorni informazioni su http://www.extralargeonline.net]

[da Carta n°36/2007]

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