Nuovi scenari per nuovi teatri. Intervista a Cristina Valenti

È difficile descrivere in modo esclusivamente analitico le dinamiche per cui un premio teatrale, piuttosto che un festival o uno spazio, riesce a intrecettare le aspettative di un circuito di artisti e di spettatori trasversalmente stratificati per ragioni anagrafiche, piuttosto che estetiche o di contenuto.
Certo è che quando questo accade, nascono situazioni pro- duttrici di senso e dal respiro, una volta tanto, non così corto. È il caso del Premio Scenario, giunto alla finale dell’undicesima edizione, che si tiene oggi e domani tra Santarcangelo e Longiano (rispettivamente al Lavatoio lunedì pomeriggio e martedì mattina, e al Teatro Petrella lunedì mattina e martedì pomeriggio). Un’edizione importante, che festeggia i vent’anni di attività portando le dodici compagnie finaliste direttamente all’interno del festival, che mercoledì 11 ospiterà la premiazione.
«In vent’anni d’acqua sotto i ponti ne è passata – racconta Cristina Valenti, direttrice artistica del premio –. La prima edizione portava la forte impronta di Marco Baliani, che voleva coniugare le due anime della ricerca italiana, la sperimentazione e il teatro ragazzi, in un contesto che sostenesse i giovani artisti. Era il 1987, e dopo gli anni Settanta la creatività giovanile sembrava essersi spostata su altri versanti rispetto al teatro, anche a causa dei centri nati sul finire di quella stagione, poi convertiti in stabili di innovazione, che non erano poi così permeabili. In quegli anni, il premio incarnava una possibilità in più, che teneva viva la fiammella del teatro».

Oggi il panorama è cambiato. I nuovi gruppi sono tanti e i filoni di ricerca i più svariati. In questa rinnovata effervescenza Scenario, con la sua formula che “accompagna” in varie tappe la realizzazione di un progetto, è diventato il riferimento per tutta una scena indipendente che muove i suoi primi passi o cerca di affacciarsi a un panorama più vasto, di respiro nazionale.
«È una mutazione che ci lusinga, ma che in qualche modo è persino frustrante – spiega Valenti –. La qualità dei progetti è notevole, così come la preparazione artistica, e il numero delle proposte in continuo aumento. Di certo a Scenario vediamo passare molto teatro di qualità. Ma quello che l’associazione può fare è premiare un progetto e segnalarne alcuni altri, senza poterli accompagnare nella successiva fase distributiva. Quello è un passo ulteriore che un sistema teatrale, se fosse sano, dovrebbe incaricarsi di compiere».

Diverso è il rapporto con i festival, che da decenni si sono sostituiti agli stabili nel sostegno alla ricerca e, per estensione, all’emersione di nuovi fenomeni artistici. Quest’anno Santarcangelo, che nel preambolo delle passate edizioni aveva già ospitato Scenario, inserisce il premio in cartellone come un contenuto paritetico agli altri e lo offre al proprio pubblico facendo attenzione a non sovrapporlo agli spettacoli. Un passo importante, secondo Cristina Valenti, che il condirettore del festival Paolo Ruffini – che è tra i membri della giuria – commenta in questo modo: «Scenario è uno strumento di servizio eccezionale, che produce qualità al di là della validità dei singoli progetti e delle incongruenze inevitabili di qualunque premio (come di qualunque festival). Basta ricordare che tra i vincitori c’è stata Emma Dante, così come gruppi ormai consolidati come Motus e Accademia degli Artefatti ci sono passati senza vincere. Sarà per la formula che stimola l’incontro tra generazioni e operatori, o per il fatto che si tratta di uno dei premi più rigorosi del panorama italiano: fatto sta che Scenario è l’intersezione di una serie di fattori che, quando si incontrano, producono senso e aprono una possibilità ulteriore. Mi sembrava giusto che questa possibilità diventasse parte integrante del festival».

[da Il Corriere di Romagna – speciale Santarcangelo 07]

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