I normaloidi siete voi. Intervista a Bobo Rondelli

«Io clown, te down» è lo spettacolo che apre, assieme al concerto di Marc Ribotil 12 giugno a Rocca di Carmignano, la diciottesima edizione del Festival delle Colline, che coinvolge vari comuni della provincia di Prato. Lunedì 18, nella Villa medicea di Poggio a Caiano, i quaranta ragazzi della compagnia teatrale Anffas-Aamps canteranno e balleranno al ritmo delle canzoni di Bobo Rondelli, attore e cantante degli Ottavo Padiglione, che li accompagna sul palco.
«L’idea è nata – racconta Bobo – perché Lamberto Giannini, il regista, stava facendo uno spettacolo dove i ragazzi cantavano e ballavano, e una delle canzoni che a loro piaceva molto era ‘Ho picchiato la testa’. Ne avevo anche altre, così ci siamo messi a lavorare insieme ed è nato lo spettacolo».
Gli attori della compagnia teatrale Anffas, che ha sede a Livorno, sono ragazzi diversamente abili, affetti da autismo o dalla sindrome di down. Ma «Io clown, te down» non è certo uno spettacolo fatto solo con finalità terapeutiche. È un’esplosione di energia in forma concerto, e la presenza di un artista come Bobo Rondelli non può che confermarlo. «Quello che mi ha colpito – racconta Rondelli – è stata la loro capacità di lavorare con il corpo, di fare coreografia. Sono loro a fare terapia a me, perché quando sali sul palco con loro ti rendi conto di quello che vuol dire essere un ‘normaloide’».
Lo spettacolo, infatti, inizia con il gruppo dei ragazzi della compagnia che grida «Nor-ma-loi-di!» al pubblico. Bobo sottolinea che la “pietà” è il termine meno appropriato (e il più offensivo) per esprimere la sensazione che coglie a stare a contatto con loro. Perché, dice, i “poverini” siamo noi. «Hanno la forza poetica di chi vive il martirio dello svantaggio, ma anche una gioia incontenibile, che fa riflettere su quanto siamo noi ad essere ‘disabili all’amore’. Siamo condannati a controllare i nostri sentimenti, condannati all’apparire, atteggiamenti che la società ci impone in ogni momento della vita. Loro, invece, se intendono dimostrarti affetto ti abbracciano semplicemente, con la forza incontrollata dei bambini ma con corpi di adulti. Lavorando con loro sono tornato in connessione con l’animale che è in noi e che stiamo perdendo».
Lo spettacolo è un attacco in chiave comico-farsesca, un attacco al pubblico dei “normaloidi”. I ragazzi, accompagnati da un gruppo di animatori, ballano e recitano secondo la regia e le coreografie, oltre che di Lamberti, di Azzurra Ruggeri e Selica Vicidomini.
Rondelli giura che il loro “presenza” sul palco non è ha nulla da invidiare a quella degli attorni navigati, anzi ha qualcosa in più. «Sono corpi di adulti con l’energia di un bambino – dice ancora – Corpi ‘storti’, ma che ti fanno sparire quando sono sul palco, perché loro salgono lassù senza porsi problemi. Il risultato è straordinario, la gente gli non stacca gli occhi di dosso per due ore intere: li guarda ballare, recitare, parlare di sesso. La medicina dice che i down hanno un cromosoma in più: beh, questo spettacolo dimostra che qualcosa in più di noi normaloidi ce l’hanno davvero».
La terapia di «Io clown, te down» è rivolta al pubblico e non ai ragazzi dell’Anffas, perché il loro vivere in modo differente («Senza telefonino!», dice Bobo) è un suggerimento, uno stimolo a riconnettersi ai valori della vita. «Questi ragazzi hanno un contatto diretto con il sacro che noi abbiamo perduto. Hanno il potere di far cambiare repentinamente prospettiva alle cose e riportare in un attimo la festa, la gioia di vivere. È qualcosa che sente sul palco, al di là della raffinatezza artistica. Quello che propongono, magari, è una sgrammaticatura, ma è estremamente poetica: dei fenomeni calcistici brasiliani noi ricordiamo soprattutto Garrincha, che aveva la poliomelite. Così Bob Marley, che voleva suonare il calypso e non era capace, ha inventato il reggae, e i Beatles che non sapendo fare rock’n’roll, come diceva John Lennon, hanno fatto sognare milioni di persone con le loro canzoni».
Il Festival delle Colline prosegue fino al 7 luglio con un programma ricco e a prezzi popolari, tutti tra i 3 e i 10 euro. Il 21 giugno, sempre a Poggio a Caiano, ci sarà l’anteprima nazionale delle Puppini Sisters, il trio di ragazze dal look anni quaranta che hanno conquistato il pubblico con il loro sound tra il boogie-woogie e lo swing-pop, diventando il fenomeno musicale del momento. Il 26 giugno, all’anfiteatro Centro Pecci, la Socìetas Raffaello Sanzio, la compagnia di ricerca italiana più famosa al mondo, porterà «Cryonic Chants», un progetto musicale staccatosi dal corpus della «Tragedia Endogonidia», affidato al musicista Scott Gibbons.
Il 27 giugno la villa medicea ospiterà l’incontro tra due maestri del jazz, Stefano Bollanie Richard Galliano, mentre il 29 giugno la chiesa di Bonistallo sarà invasa dalla voce incantevole di Pietra Mangoni, che assieme a Ferruccio Spinetti proporrà il repetorio del progetto «Musica Nuda», che ha visto il duo riscuotere un grande successo di critica e pubblico in Italia e in Francia. Chiederanno i concerti del talento brasiliano Cibelle, ex-modella dalla splendida voce jazz [5 luglio, anfiteatro di Bacchereto] e il gruppo-rivelazione Giardini di Mirò [7 luglio, villa medicea di Cerreto Guidi].

[da Carta n°21/2007]

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