Inbetweeness. Balcani contemporanei

È la prima grande mostra di arte contemporanea proveniente dai Balcani, e raccoglie i lavori di ventiquattro esponenti della generazione di artisti emergenti dell’intera area balcanica. Stiamo parlando di «Inbetweeness», l’evento espositivo che verrà inaugurato a Roma, nel complesso di San Michele a Ripa – presso l’antica casa di correzione di Carlo Fontana, sala Clementina– martedì 22 maggio, e resterà aperta al pubblico, ingresso libero, fino al 15 giugno.
Il titolo della mostra deriva dall’inglese «in between», inteso come l’essere tra un luogo e l’altro, tra una dimensione temporale e l’altra. E se è vero quello che diceva Winston Churchil a proposito dei Balcani, che producono più storia di quanta ne possano digerire, allora si tratta di una condizione che caratterizza fortemente chi vive in quest’area geografica.
I paesi di provenienza degli artisti coprono l’intera area, dalle repubbliche dell’ex Jugoslavia – Serbia, Slovenia, Croazia, Bosnia e Herzegovina, Montenegro e Macedonia – fino all’Albania, passando per i Balcani continentali – Bulgaria, Romania, Moldavia – approdando infine alla Turchia. Un caleidoscopio geografico ricco di storie e culture, che si riflette nella molteplicità degli approcci artistici, che vanno dalla foto al video, dall’istallazione all’intervento nello spazio.
Il linguaggio dell’arte è spesso stato al centro delle iniziative di associazioni e istituzioni (questa mostra è sponsorizzata dal ministero degli esteri) per ricreare il tessuto sociale e culturale crudelmente compromesso da guerre (è il caso della ex Jugoslavia) o dalle condizioni socio-economiche del post-comunismo (come in Albania). Da questo punto di vista è strano – ma assolutamente in linea con il mercato dell’arte – constatare come molti dei giovani artisti qui rappresentati siano migrati negli Stati uniti o in un paese europeo occidentale per poter fare il proprio lavoro.
«Il criterio con cui abbiamo scelto gli artisti e i loro lavori è quello generazionale. Volevamo dare spazio a quella generazione emersa dopo artisti come Marina Abramovic, dunque sono tutte realtà che si sono affacciate nel panorama artistico a partire dal 2000». A parlare è Ludovico Pratesi, curatore della mostra assieme a Dobrila Denegri. «Tra gli artisti ce ne sono alcuni molto conosciuti, come  Adrian Paci, al- tri molto giovani, come Mircea Cantor, altri ancora inediti nel nostro paese, che ha ospitato poche mostre sulla scena balcanica, che pure oggi è tra le più stimolanti».
Attraverso un lavoro simbolico, ma estremamente diretto, gli artisti di «Inbetweeness» riflettono sul recente passato dei loro paesi: dalla fine del comunismo, visto attraverso la desacralizzazione dei suoi simboli (è il caso di David Maljkovic), al conflitto nella ex Jugoslavia, anch’esso visto attraverso soluzioni che prediligono la leggerezza, come nel video di Anri Sala, dove due giocatori di pallone tirano calci verso una porta immaginaria, simboleggiando una competizione che non ha significato. «Per molti di questi artisti – conclude Ludovico Pratesi – le nuove tecnologie rappresentano un forte riferimento linguistico. Non è un caso: volevamo che la mostra si rivolgesse soprattutto ad un pubblico di giovani».

[da Carta n°18/2007]

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