Avanti Pop, bandiera rock. Intervista ad Andrea Satta

«Avanti Pop», il progetto con cui i Têtes de Bois hanno girato l’Italia per raccontare i luoghi del lavoro, è finalmente diventato un cd. Tredici tracce più una “bonus track” per dare voce alle storie ignorate dei lavoratori di oggi, dagli operai della Fiat di Melfi ai braccianti stagionali, mestieri di cui oggi non si parla più. I Têtes de Bois, per raccontarle, hanno chiamato tanti artisti a collaborare con loro, e a tanti altri hanno fatto riferimento, come il sindaco poeta Rocco Scotellaro – di cui hanno messo in musica due poesie – o Matteo Salvatore, il cui brano «Lu furestiero» sugli stagionali del sud oggi si adatta perfettamente alla condizione dei migranti che passano giornate nei campi a raccogliere pomodori senza poter neanche bere.
«Questo disco è un documento – spiega Andrea Satta, voce dei Têtes  – È il primo di questo viaggio nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei campi, in quei luoghi a cui oggi si pensa poco. Eppure ci sono ancora ragazzi che aspettano che il sole sorga per andare in un campo, che è sempre quello dall’inizio del mondo. Peccato che spesso non sia cambiato il rapporto tra chi comanda e chi obbedisce. La vicenda del Tavoliere delle Puglie – che è solo una delle tante zone interessate dal fenomeno – è una vicenda che non fa onore all’Italia, alla nostra cultura».

Ci saranno altre tappe?

Certo. C’è l’idea di fare una raccolta di immagini, mettendo insieme testimonianze, ospiti, fotografie, che dovrebbero diventare un dvd. Uscirà tra un anno, quando il viaggio avrà davvero compiuto il suo arco. Anche se è difficile mettere la parola fine a un viaggio come questo. Ma questo è un problema a cui penseremo dopo. Per adesso abbiamo ancora tante tappe davanti a noi, tanti incontri, tante ricerche da fare.

Tanti compagni, per questo viaggio…

Abbiamo sempre convissuto con altri artisti, abbiamo sempre condiviso i nostri sogni, le idee, le denunce. Se c’è un viaggio che non andava fatto da soli era proprio questo.

Ci parli di qualcuno in particolare?

Gianni Mura, che ci ha prestato la voce, ma soprattutto ha rovistato nelle sue carte per ritrovare cose che voleva tirar fuori: così è nata la poesia del camionista anonimo. C’è stato poi l’apporto di Radio Scrigno, una redazione di Radio Rai 1 che si occupa di ritrovare tracce, di non lasciar disperdere la memoria, di ripescare delle voci ormai sconosciute: un lavoro prezioso e raro nell’Italia dell’iperconsumo. E poi va citato il Club Tenco, che ha appoggiato il progetto praticamente a scatola chiusa, contribuendo a farlo girare un po’ di più.

C’è tanta memoria in questo disco. Da Giovanna Marini e Pietrangeli, a Chico Buarque e Gaber. Ma soprattutto c’è una bella rilettura di una canzone di Piero Ciampi.

Questo è un disco che abbiamo scritto per i nostri giorni. È chiaro che senza memoria non si va da nessuna parte, ma quello di cui si parla nel disco è estremamente attuale. Come lo sono le parole di «Andare, camminare, lavorare». Da subito c’è sembrato un pezzo di incredibile attualità: andare, camminare, lavorare… come si fa a pensare che sia una cosa relegata nel passato?

C’è anche una canzone di protesta singolare che canti con Petra Magoni.

Sì, «Quarantaquattro gatti». L’abbiamo messa anche per divertirci, ma se l’ascolti bene è assolutamente in tema. I gatti chiedono ai bambini di rimanere all’asciutto e in cambio offrono la coda da tirare. Tanto sanno che i bambini gliel’avrebbero tirata in ogni caso, quindi cercano un accordo che dia stabilità a questo compromesso: tirateci pure la coda, basta che ci garantite da mangiare e un posto dove stare al caldo. È un accordo sindacale pure quello.

Lunedì 19 sarai al Palladium di Roma con Ulderico Pesce per una serata dedicata all’anarchico Passannante, perché i suoi resti trovino finalmente una sepoltura.

La storia di Passannante è una vergogna autentica dell’Italia repubblicana e laica, che è riuscita a dimenticare un orrore del genere. Anche se mettiamo riparo è comunque troppo tardi. Però mettiamoci riparo. È ora che quello che resta di un uomo trovi il riposo che merita. Lunedì saremo in tanti con Ulderico, dai Têtes  de Bois a Carmen Consoli, da Gino Paoli a Paola Turci.

Com’è stata l’esperienza di Sanremo?

Ci siamo molto divertiti, perché Paolo Rossi oltre che un grande artista è un amico. È stato lui a volerci a tutti i costi. La nostra preoccupazione principale, però, non era suonare sul palco dell’Ariston – grazie al Premio Tenco lo abbiamo fatto più volte – e neppure cantare una canzone di Rino Gaetano: ci preoccupava scendere le scalesenza scivolare. Siamo arrivati con le scarpe lisce, bardati da garibaldini, che era l’unico modo per portare le bandiere rosse sul palco, e ruzzolare dalle scale a quel punto sarebbe stata una catastrofe.

Il ricordo più bello di Avanti Pop?

Il racconto di una ragazza di Melfi, che durante le dimostrazioni si trovava davanti al cancello B della fabbrica, e andò a raccogliere sulla collina davanti al San Nicola dei fiori per regalarli a un poliziotto. Erano 15 giorni che si scambiavano delle occhiate. In fondo si trattava di un ragazzo e di una ragazza. Lei si decide a raccogliere queste margherite e a dargliele. Il poliziotto prende i fiori, ma dopo pochi istanti arriva l’ordine di caricare. Così son volati i fiori come sono volati i manganelli, e quei due ragazzi non si sono più rivisti.

[da Carta n°10/2007]

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