I forti espugnati

forte marghera

Mentre a Vicenza si discute della nuova base militare statunitense, a Mestre, si va in direzione opposta. A contrastare i venti militareschi che da ovest soffiano con insistenza sul vecchio continente, è un originale  progetto di riutilizzo delle strutture militari dismesse. Stiamo parlando del Campo trincerato di Mestre, termine che designa la cinta di forti ottocenteschi che circonda la città veneta, ma che nel corso dell’ultimo decennio ha assunto una connotazione diversa. «Sotto il nome Campo trincerato si raggruppano le differenti realtà che hanno dato vita ad esperienze di recupero e riutilizzo dei forti di Mestre, restituendoli alla cittadinanza», spiega Pierangelo Pettenò, consigliere regionale del Veneto per Rifondazione Comunista.
I forti sono strutture architettoniche militari risalenti per lo più all’ottocento o ai primi del novecento, dismessi intorno agli anni settanta del secolo scorso, quando la moderna organizzazione delle forze armate li aveva resi ormai inservibili. Sparse per l’Italia ci sono centinaia di simili strutture inutilizzate. Anche perché “espugnare” simili architetture non è semplice: esistono i vincoli di carattere paesaggistico e culturale, cosa che, per il momento almeno, ha scoraggiato la speculazione e la loro destinazione ad attività commerciali.
L’assedio ai forti di Mestre viene da lontano. Dai primi anni ottanta diverse associazioni hanno portato avanti progetti di recupero autonomi gli uni dagli altri, lavorando sui temi dell’ambiente, della cultura o in ambito sociale. Forte Carpenedo, ad esempio, è gestito da un gruppo di volontari che ha utilizzato i 15 ettari della struttura per ospitare una serie di attività culturali – un’esperienza riconosciuta dalla prima amministrazione Cacciari, che ha stipulato una convenzione con gli occupanti. Al loro lavoro si aggiunge quello della cooperativa sociale Città del sole, che gestisce un centro di educazione ambientale e organizza visite scolastiche.
«Oggi, delle dodici strutture che costituiscono il Campo trincerato di Mestre – spiega Pettenò – ne sono state recuperate sette». Forte Tron, ad esempio, è gestito dalla cooperativa naturalistica Limosa, che ha creato un laboratorio ambientale e organizza percorsi didattici in collaborazione con la Provincia. Altre esperienze, come Forte Bàzzera e Forte Gazzera, hanno un forte legame con il territorio: nel primo caso, il centro culturale ricreativo di Tessera (il paese dove sorge il forte) lo utilizza per attività di animazione e per le feste del paese; nel secondo caso, il Comitato anziani di Gazzera svolge nella struttura attività di carattere sociale tra le quali un Museo dei mestieri. C’è poi il Forte Rossarol, trasformato dalla cooperativa sociale Ceis, cattolica, in un centro per il recupero dei tossicodipendenti e per l’accoglienza dei migranti. Infine c’è il Forte Mezzacapo. Quando i lavori di bonifica saranno finiti, diventerà la sede dell’associazione “Dalla guerra alla pace”, che intende dedicare la struttura alla memoria storia del pacifismo, e in particolare a un centro di documentazione sul recupero e riutilizzo sociale delle architetture militari.
Il “gioiello” del sistema di fortificazioni mestrino, Forte Marghera, è la struttura più grande: 34 ettari tra terra e acqua, un avamposto di difesa con insediamenti storici di epoca napoleonica e austriaca. Un vero e proprio parco all’interno della città, recuperato dalle amministrazioni locali grazie alla Marco Polo system, società che raccoglie il Comune e la Provincia di Venezia e l’associazione dei comuni della Grecia. Pettenò, che ha lavorato a lungo al Comune come consigliere con delega del sindaco sulla questione del recupero dei forti, è amministratore della Marco Polo system: «La presenza dei comuni della Grecia – spiega – è dovuta al bando europeo vinto nel 1999, che ha fornito i primi fondi. L’idea era di dare vita a una rete europea per il recupero delle architetture militari. Le isole greche e il Peloponneso sono piene di strutture simili, spesso di origine veneziana, e oggi siamo vicini alla realizzazione di una rotta del Mediterraneo dei forti».
Forte Marghera è una struttura che nel suo periodo di attività, da maggio a ottobre, ospita rassegne estive di musica, teatro e animazione per bambini. Decine di migliaia di persone lo frequentano nel corso della stagione, così come accade negli altri forti durante le domeniche di apertura. «Vivi il forte» è oggi una rassegna di carattere internazionale, in rete con realtà simili in altri paesi europei come l’Ungheria, con la sua rete di forti sul Danubio, o la Slovenia e l’Olanda. Le iniziative culturali realizzate in uno di questi paesi vengono regolarmente ospitate dalle realtà analoghe degli altri.
L’anno decisivo per l’esperienza mestrina è stato il 2003, quando il comune ha stanziato i fondi per l’acquisto dei forti: 10 milioni di euro per Forte Marghera più 5 milioni per altre sei strutture. L’unico aspetto grottesco di questa operazione di per sé straordinaria è che i soldi sono stati versati al Ministero della Difesa. Un ente locale che versa una cifra considerevole a un altro ente pubblico per utilizzare delle strutture abbandonate che sorgono sul suo territorio. «Un paradosso – continua Pettenò – Nel 1996 una disposizione del primo governo Prodi iscritta nella Finanziaria prevedeva il recupero di fondi per la Difesa tramite la vendita di beni in dismissione. Abbiamo provato in ogni modo a modificare la legge per ottenere delle concessioni a titolo non oneroso, ma non c’è stato verso». L’unica regione che ha goduto, sotto il governo Berlusconi, di un trattamento di favore è stata il Friuli: lì il trasferimento è avvenuto grazie a una legge ad hoc. Una mossa elettorale, compiuta poco prima delle consultazioni locali.
«Quello che distingue Mestre dalle altre esperienze simili sparse per l’Italia è l’idea del recupero sistemico dell’intero Campo trincerato». In effetti, la costitituzione di una rete di coordinamento, che è poi diventata interlocutrice diretta dell’amministrazione comunale, ha già dato i suoi frutti. Oggi Mestre inserisce tra gli obiettivi principali di intervento urbanistico il recupero del Campo trincerato, poiché molte di queste strutture sono circondate da un’ampia area verde, come Forte Manin, nel parco San Giuliano, o Forte Cosenz, che dovrebbe essere inserito nel progetto per la realizzazione di un bosco metropolitano.
«Quello che prima era un sistema militare deve riconvertirsi in un sistema del tempo libero», aggiunge
Pettenò. In questo modo si può accentuare la specificità di  ogni singolo progetto, dedicato a musica e teatro, oppure all’ambiente o ancora ad attività museali, senza creare “doppioni”. L’obiettivo è dare vita a un “parco diffuso” che riqualifichi la vita urbana e fornisca alla cittadinanza un ampia scelta di occasioni culturali. Il cuore di questo parco diffuso è Forte Marghera. «Diventerà una cittadella della cultura che ospiterà spettacoli, produzioni artistiche e attività di carattere sociale a tempo pieno. Stiamo coinvolgendo anche imprese private disposte a investire sul progetto, sotto controllo pubblico: il recupero del forte durerà anni, ed è un’ottima occasione per creare professionalità e posti di lavoro in campo culturale e ambientale».
L’esperienza mestrina potrebbe essere esportata in altre città italiane. A Roma se ne è parlato in un convegno a dicembre scorso. L’iniziativa, a cui hanno partecipato anche il centro sociale Forte Prenestino e l’associazione Forte Portuense, ha gettato le basi della rete romana: http://www.campotrinceratoroma.it. Ma cinte di fortificazioni simili esistono anche a Messina, lungo lo Stretto, e a Genova, per fare due esempi. «Dare vita ad una rete nazionale una volta che queste realtà si saranno consolidate sarà il passo successivo. L’importante – conclude Pettenò – è ragionare a livello complessivo per incidere sulla qualità della vita delle città. Dalle ceneri dei sistemi bellici devono sorgere sistemi diffusi per il recupero da parte della cittadinanza di cultura, socialità e tempo libero». (Maggiori informazioni su: http://www.campotrincerato.it).

[da Carta n°03/2007]

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