Tutti i colori degli anni di piombo. Intervista a Daniele Sepe

Daniele sepe mette in musica gli anni settanta con il suo nuovo cd, «Suonarne uno per educarne cento», firmato provocatoriamente Rote Jazz Fraktion. Ad accompagnarlo, tanti musicisti-attivisti di quegli anni. E tra il “lutto per i colori perduti negli anni settanta” e lo spaesamento del militante Piero che, in coma dal 1977, si risveglia 29 anni dopo [la Lega? Quella dei lavoratori?], Sepe le suona a tutti, a partire dalla forza distruttiva dei partitini armati di quegli anni. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nato il cd.
«Ci pensavo da tempo, anche se poi è stato realizzato in fretta – racconta Daniele –. Da un po’ discutevo con dei compagni di Napoli della situazione, del movimento, del G8 di Genova, e facevamo un  confronto con la realtà degli anni settanta, quando una serie di questioni venivano affrontate in maniera diversa. Parlo del tema della violenza. Oggi, di fronte a un’organizzazione del potere sempre più repressiva, vedo inadeguatezza. A Genova, e prima ancora il 19 marzo a Napoli, la violenza del potere e dello stato è stata pazzesca. I grandi cambiamenti non sono mai indolori. Da Spartaco in avanti, passando per la rivoluzione francese e russa, la gente è stata massacrata. Bisogna riaprire il discorso su molte cose, se lo avessimo fatto prima forse non avremmo vissuto le tragedie che abbiamo vissuto: a Genova è morto un ragazzo. Ho pensato che recuperando le suggestioni degli anni settanta si potesse ricominciare a discutere».

Nel libretto citi la controinformazione di quegli anni.

È un esempio lampante. C’è una vignetta del Male in cui si vede Wojtyla con due prostitute sulle ginocchia e una bomba disinnescata in mano: oggi una satira di quel tipo è inimmaginabile. Maurizio Crozza è stato censurato per l’imitazione di Ratzinger, sul terreno della censura siamo andati indietro.

E l’autocensura?

Anche peggio. Amici di sinistra, parlando della manifestazione a Milano contro la Fiamma tricolore [11 marzo 2006, ndr], in cui sono state rotte le vetrine di un Mac Donald’s si è dato fuoco a un gazebo di An, dicevano che si trattava di “una banda di mascalzoni”. Io ho voluto ricordare che non puoi cantare Bella Ciao sul palco e non ricordare che quando un partigiano uccideva un fascista poi poteva esserci una rappresaglia. Negli anni settanta avevamo il terrore della socialdemocrazia, e avevamo ragione. Perché c’è stata un’educazione all’obbedienza. Escludiamo a priori alcune strategie politiche, perché ci siamo convinti e ci hanno convinti che certe cose non si possono fare. Un po’ come accade con i genitori e i bambini. Ma per crescere bisogna disubbidire, non c’è niente da fare. Sennò rimani bambino in eterno.

Insomma, “ribellarsi è giusto”…

Un conto è la violenza fine a se stessa e un conto è una ribellione. Nonostante io abbia scritto una canzone che si intitola «Un’altra via d’uscita», che parla di commercio equo e solidale, non credo che cambieremo il mondo solo con il commercio equo, né attraverso le buone azioni. Le dame di carità esistevano anche cento anni fa, ma se la gente non fosse scesa in piazza a farsi massacrare per i propri diritti, noi non avremmo avuto le otto ore, né quel poco di pensione che abbiamo, o l’istruzione obbligatoria e la sanità pubblica. Quello che conquistiamo costa sudore, lacrime e sangue. Non credo che questo cambierà.

Eppure Rifondazione, formazione politica vicina ai movimenti, ha puntato sulla nonviolenza.

Me lo ricordo: il 19 marzo a Napoli il camion di Rifondazione, mentre la polizia ci caricava senza motivo, si è girato e se n’è andato. Tutta questa “bontà” e tutta questa buona volontà a un operaio di Melfi cosa ha portato? Oggi Rifondazione sta al governo, eppure noi, come stato italiano, siamo presenti militarmente in Afghanistan. Dall’Iraq ce ne siamo andati, ma con i tempi che aveva già preannunciato Berlusconi, quindi non c’era certo bisogno di cambiare governo, e anzi con la nuova finanziaria stiamo investendo negli armamenti. Cosa me ne frega di quello che dice Bertinotti se poi
la sua azione di governo porta una violenza atroce?

Sanguineti ha parlato di “odio di classe” ed è scoppiata la polemica. Che ne pensi?

Sanguineti è un grande compagno, ce ne vorrebbero molti come lui. Ha detto una cosa giustissima: i padroni ci odiano, nel senso che loro pensano al profitto senza pensare alla dignità umana. Una risposta al loro odio è inevitabile. Quando vedo che oggi molte famiglie italiane sono più povere di trent’anni fa mentre i ricchi sono sempre più ricchi, vuol dire che andare a votare ogni cinque anni – togliere Berlusconi per mettere Prodi – è un esercizio vuoto che non ci porterà mai a niente. Basta chiedere a chi vive a Bologna, con Cofferati sindaco, se sta meglio ora o quando c’era Guazzaloca. La sinistra di oggi è un carabiniere – senza offendere i carabinieri – così come lo è la destra. Si tratta di controllo sociale. Un governo amico è peggio: fa quello che facevano gli altri prima, ma ci sono meno margini per protestare. Persino su Genova o Ustica resta un vergognoso silenzio. Io li ho votati, ma è meglio che cadano domani. La mia vita non è certo migliorata con un governo di sinistra.

Non pensi che questi concetti possano suonare un po’ “vecchi”?

Anche la guerra è una cosa vecchia, però la fanno. In Iraq hanno approvato una legge per cui il 70 per cento del profitto ricavato dall’estrazione del petrolio va alle multinazionali che hanno le concessioni. Tra queste c’è l’Eni. Perché il compagno Bertinotti, nonviolentemente, non dice che l’Eni si deve ritirare dall’Iraq? Lo stesso in Nigeria: sul popolo del Delta del Niger esercitiamo un bel po’ di violenza. Perché i discorsi sulla non-violenza non vanno a farli da quelle parti?

[da Carta n°02/2007]

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...