Piccolo è bello, insieme è meglio

piu-libri-piu-liberi-06L’edizione numero cinque della Fiera della piccola e media editoria, che si è svolta a Roma dal 7 al 10 dicembre, è stata indubbiamente un successo. «Più libri, più liberi» ha realizzato nel suo piccolo – che tanto piccolo non è – l’auspicio che contiene nel nome. Lo dicono gli organizzatori, lo dicono gli editori, e i numeri confermano. Enrico Iacometti [vicepresidente dell’Aie – associazione italiana editori e presidente del Gruppo piccoli editori] già guarda al futuro: «Il grande successo di questa edizione ci impegna, a partire da oggi, nella soluzione del problema più importante, ovvero come dare spazio ai numerosissimi altri editori che vorranno prendere parte alla prossima rassegna». Il Palazzo dei congressi dell’Eur era stipato di stand, oltre che di visitatori, accorsi nonostante i cinque euro d’ingresso.
Ma la foto di un mercato vivace e plurale, con un pubblico attento e disposto ad acquistare, quella della Fiera, corrisponde davvero alla realtà? Solo in parte. Roma è un territorio peculiare anche dal punto di vista editoriale. Se il baricentro della grande editoria è tutto spostato verso nord, Roma si sta caratterizzando sempre di più come capitale della piccola e media impresa. «Più libri più liberi» ha quindi beneficiato di una congiuntura favorevole: una grande città capace di catalizzare fortemente l’attenzione sugli «eventi» che ospita, dove il peso dei gradi marchi, che controllano il 75 per cento del mercato, si avverte un po’ meno. Se ne sono accorte le istituzioni locali, che, oltre a finanziare l’evento, non hanno lesinato lodi e presenze: Veltroni, entusiasta, ha dichiarato che di appuntamenti del genere dovrebbero essercene di più, mentre alla Regione Lazio fanno sapere di essere impegnati in una legge regionale allo scopo di supportare la creazione di una città del libro in territorio romano.

Poche librerie, poca lettura

C’è poi da considerare il fatto che arrivare a un pubblico cittadino è per certi versi più semplice. Lo ha sintetizzato bene l’assessore al bilancio del comune di Roma che, parlando alla fiera, ha sottolineato come il consumo di libri dei cittadini della capitale sia aumentato assai più della media nazionale: 10 per cento contro lo 0,8. E l’idea lanciata dalla terza istituzione locale, la Provincia, attraverso l’assessore alla cultura Vincenzo Vita – riproporre la Fiera nel territorio provinciale – è forse la più utile.
La tendenza nazionale, infatti, va da tutt’altra parte. E un convegno organizzato dall’ufficio studi dell’Aie all’interno della Fiera stigmatizzava già nel titolo [«Il libro non è ancora arrivato a Eboli»], il peso rilevante che ha la geografia. Sono quasi tredici milioni gli italiani che, vivendo in comuni di piccole dimensioni, non hanno accesso diretto ad una libreria. La maggioranza, circa il 59 per cento, si trova al Sud o nelle isole. Le «piccole dimensioni», poi, non sono così ridotte: sono ben 671 i comuni con oltre diecimila abitanti a non avere nemmeno un punto vendita di libri.
Le librerie restano dunque la porta d’accesso ai libri. La loro scarsità si traduce in scarsi contatti con la lettura. E il problema della piccola e media editoria è soprattutto come arrivare in libreria, come restarci, come farsi vedere. Nodi irrisolti, perché è lì che il peso delle grandi concentrazioni si fa sentire maggiormente. Le grandi catene hanno trasformato i propri punti vendita in mega e media store, ciò che ha creato una selezione selvaggia, che tratta il libro alla pari di una qualunque merce da supermercato. Il caso di Feltrinelli, le cui librerie tradizionalmente davano ampio spazio alle piccole editrici, è emblematico: i punti vendita sono sempre più grandi, gli scaffali dedicati agli editori
minori sempre di meno.

La piaga della distribuzione

«È comunque difficile raggiungere le librerie, acquisire l’interesse di un libraio ad ospitare un tuo libro, si tratti di saggi, di narrativa, o altro – spiega Angelo Lana, presidente di Ediesse – Noi siamo stati presenti alla Fiera dall’inizio, e in questi cinque anni abbiamo assistito ad un costante sviluppo sia del numero degli editori che dei volumi acquistati. Un risultato lusinghiero, per un settore come la piccola e media editoria, che si trova ad affrontare ostacoli costanti. E il maggiore è proprio quello della distribuzione. I libri hanno uno spazio limitato negli scaffali di una libreria e i librai hanno interesse a vendere più copie, ospitando titoli di case editrici più note. Nonostante questo, Ediesse è in costante crescita: nel 2006 abbiamo raggiunto 79 titoli, ai quali vanno aggiunte le riviste, i manuali… Nel nostro caso, probabilmente, conta il tema unificatore attorno a cui noi
lavoriamo: il lavoro. Questo, oltre al fatto che siamo la casa editrice della Cgil, ci dà la credibilità necessaria. Per questo abbiamo scelto di trattare questo tema non solo attraverso saggi e pubblicazioni, ma attraverso una pluralità di linguaggi, compreso quello poetico e artistico».
Ma se la strada che porta alle librerie è sempre più condizionata da «logiche commerciali pure», come sottolinea Francesco Cataluccio, direttore di Bollati Boringhieri, non è detto che non se ne possano tentare altre: «La stessa Fiera è un’occasione da non sottovalutare, sono appuntamenti che se studiati bene – questa, ad esempio, cade sotto Natale – costituiscono reali incentivi alla lettura. In più, molti editori applicano sconti consistenti proprio perché vendono direttamente, e questo fa sì che se ne vendano di più. Anche se le grandi catene, come Feltrinelli, Mondadori e Rizzoli, assottigliano sempre di più lo spazio destinato agli editori indipendenti, non bisogna essere pessimisti: le fiere, come quella che si è tenuta al Leoncavallo recentemente, possono dare nuovo slancio ai piccoli editori e metterli in contatto con i librai più attenti, che possono rendersi conto che il pubblico è interessato anche a questo tipo di pubblicazioni. E poi c’è internet. Un semplice motore di ricerca seleziona migliaia di testi, non solo quelli delle grandi case editrici».
Bollati Boringhieri non ha partecipato alla Fiera, perché è difficile seguire tutti gli appuntamenti, ma anche perché è strano che una casa editrice con più di cinquant’anni venga annoverata tra le «piccole e medie». «Tuttavia stiamo pensando di essere presenti il prossimo anno», dice Cataluccio.
Chi ha già pensato a un modo per aggirare l’ostacolo della distribuzione è PuntoRosso, che insieme a MC editore ed Edizioni dell’arco sta creando il portale Consorzioequilibri.it per distribuire direttamente i propri volumi. «Il passaggio successivo sarà creare rapporti diretti con i librai», spiega Roberto Mapelli, di PuntoRosso. Dello stesso parere anche Paola Turino, della casa editrice Eléuthera, che, soddisfatta per il successo dello stand alla Fiera, sottolinea, anche come sia necessario spingersi oltre e sostenere, per esempio, «le opere collettive rilasciate sotto copyleft».
Intra Moenia, casa editrice napoletana, a «Più libri più liberi» partecipa dalla prima edizione. «La fiera di Roma è più adatta ad un’editrice come la nostra rispetto alla Fiera di Torino – spiega l’editore Attilo Wanderlingh – perché il pubblico che ci viene è colto e curioso, non è in cerca dell’autografo sull’ultimo volume di Bruno Vespa».
Nonostante questo si tratta di un pubblico eterogeneo, dice il responsabile amministrativo di Intra Moenia Luigi Solito, dalla signora in tallieur al ragazzino con la maglietta del «Che»: «Durante questi appuntamenti ci si accorge dell’effettivo appeal che le proposte delle case più piccole esercitano sul pubblico – spiega – E poi questi appuntamenti consentono incontri, scambi di idee, per far fronte al sempre più compatto schieramento dei colossi editoriali». Proprio alla Fiera di Roma i piccoli e medi editori si sono impegnati a sviluppare consorzi per risolvere il problema della distribuzione e della visibilità. Insomma, piccolo è bello, ma se si sta insieme.

[da Carta 46/2006]

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