Cronache portoghesi (di José Saramago)

saramago-e28093-di-questo-mondoEra il 1968 quando il giornalista portoghese José Saramago iniziò a pubblicare le sue “cronache” sui giornali di Lisbona «A Capital» e «Jornal do Fundao». Il dittatore António de Oliveira Salazar non era più presidente del consiglio per motivi di salute, e benché le fondamenta della sua dittatura di lì a sei anni sarebbero implose al suono di «Grandola, Vila Morena», il potere in quel momento era ancora saldamente in mano al regime.
L’esperienza giornalistica è stata un momento di formazione importante per il futuro premio Nobel, che proprio in una redazione di giornale ambienterà la sua prima opera teatrale, «A noite» [1979], dove si racconta una notte speciale, quella tra il 24 e il 25 aprile 1974, dal punto di vista di chi è costretto a confrontarsi quotidianamente con la censura governativa. La vita del redattore – Saramago ha vissuto davvero quel momento – diventa materia letteraria per lo scrittore.
In queste cronache, apparse sui giornali per poco più di un anno, succede il contrario: qui Saramago, pur utilizzando la forma giornalistica, sperimenta gran parte delle tematiche e dei linguaggi che renderanno celebri i suoi libri in tutto il mondo. «Está lá tudo», dirà lo stesso autore dei due libri che raccolgono le sue cronache, «Deste mundo e do Outro» e «A Bagagem do Viajante», apparsi rispettivamente nel 1971 e nel 1973.
L’edizione italiana, intitolata «Di questo mondo e degli altri» [Einaudi, 216 pagine, 17 euro], raccoglie una selezione di questi due volumi operata appositamente per il pubblico italiano dallo stesso Saramago e dalla curatrice Giulia Lanciani. Un campionario di microstorie dove alla dimensione ridotta – e compressa, se comparata alla prosa fiume dell’autore portoghese – fa da contraltare un’immagine pungente, ironica, luminosa, paradossale che apre mille orizzonti.
L’incrocio acuto e divertito di toni grotteschi, realismo magico e l’inconfondibile capacità di Saramago di prendere per mano il lettore e condurlo in territori immaginari per parlargli della realtà che lo circonda, sono alla base di questi scritti, ma sono anche il punto di partenza del suo futuro stile di romanziere. È impossibile non coglierlo in cronache come «Ricetta per uccidere un uomo», dove parla del corpo umano come di un preparato culinario, per poi parlare del suo aspetto e del suo destino, per i quali il colore della pelle ha poca importanza (la cronaca è dedicata alla morte di Martin Luther King). Come negli occhi azzurri di nonna Josefa, che ha tanta pena di morire e non vedere più il mondo che non conosce, ma che per lei è così bello, o nella premonizione del nonno che sentirà la sua fine arrivare e andrà di albero in albero per il suo podere ad abbracciare i tronchi, non possiamo non scorgere alcune delle bellissime immagini di «Una terra chiamata Alentejo». Perché «está lá tudo», lì c’è già tutto.

[da Carta n°43/2006]

cover-06-43

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...