Gli scarti di Rem & Cap

Duo storico della ricerca italiana, Claudio Remondi e Riccardo Caporossi – in arte Rem & Cap – tornano con un nuovo spettacolo, «Scarto», che dopo il debutto al festival di Benevento sarà alla Sala Uno di Roma fino al 15 ottobre. Lo spettacolo, tratto da un racconto dello scrittore Peter Handke, parte da una considerazione semplice, legata al gesto quotidiano di uscire di casa per buttare l’immondizia nel cassonetto dei rifiuti. All’apparenza si tratta di un gesto come un altro, in realtà è un’azione gravida di significati e conseguenze. «Ciascuno di noi – scrivono Rem & Cap – con il sacchetto della spazzatura getta anche qualcosa di sé, non come individuo ma come essere appartenente all’umanità. Getta gli scarti di belletti ma perde la bellezza. Getta scorie, avanzi, rifiuti di avidità e soddisfazioni materiali ma perde la misura e non conquista nulla». La scena, allora, si concentra tutta attorno ad un cassonetto, visione metropolitana abituale, che nello spettacolo di Rem & Cap diventa il centro e il simbolo di questa voracità che annulla l’uomo, il suo sentire, nelle pulsioni primarie del consumo e della soddisfazione immediata dei propri desideri. Con lo stile che li ha resi famosi, che trasforma gli oggetti e la scenografia in segni pittorici, fumettistici, con i quali gli attori interagiscono a ritmo, «Scarto» si dirvela pian piano come una sorta di coreografia che ci racconta con leggerezza e profondità l’opulenza dell’occidente e il suo rapporto schizofrenico con il consumo, fino a far montare il dubbio che in questa visione del mondo rigidamente divisa tra merci da consumare e merci consumate, da buttare, possa incappare anche l’uomo sesso.
Con il loro precedente spettacolo, «Altri giorni felici» – ispirato alla pièce di Samuel Beckett, autore spesso al centro della riflessione di Rem & Cap, forse gli unici in italia ad averne raccolto l’eredità in modo dinamico – il duo ha vinto l’edizione 2006 del premio Eti «Gli olimpici del teatro». Sul prossimo numero di Carta, Claudio Remondi racconterà la loro storia.

[da Carta n°36/2006]

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