Cappuccetto Rosso si ribella. Intervista a Valentina Lupi

valentina_lupiValentina Lupi è una giovane artista della scena romana, nome noto per chi frequenta i locali musicali della capitale. Cantante grintosa e autrice di canzoni intense, con il suo disco d’esordio «Non voglio restare Cappuccetto Rosso» [Altipiani/Edel] è stata selezionata al premio Tenco, nella cinquina per la migliore opera prima.
«È una cosa di cui non riesco ancora a rendermi conto, perché è arrivata in fretta», dice mostrando un bel sorriso. In effetti, per un’autrice venticinquenne è un grande risultato, costruito con caparbietà e tanto lavoro in una scena musicale – quella italiana – dove si investe molto poco sui giovani. Valentina ha raccontato a Carta il suo modo di fare musica.

Nei testi parti dall’interiorità. Perché?

Nonostante la mia apparenza solare, c’è una parte di me più cupa. È un riflesso di esperienze che mi hanno portato a contatto con la morte, ma anche dello scontro con l’attualità, la nostra politica estera… Questo mix produce delle insoddisfazioni fortissime. Spesso, nel metterle in musica, mi sembra anche di essere banale, perché è difficile tirarle fuori. Ma quando ci riesco è una cosa grandissima. Perché non bisogna dimenticare che stare su palco, fare dischi, significa comunicare qualcosa. Io cerco di farlo nel modo meno scontato e più semplice possibile. Credo che lavorando sulla semplicità si possa fare uscire anche la complessità.

Cosa può ancora comunicare, oggi, la canzone d’autore?

la copertina del cd
la copertina del cd

Continua ad essere lo specchio del tempo. Negli anni settanta era molto politicizzata, come lo era la gente. Anche oggi abbiamo parecchi problemi politici. Ma le cose sono diverse. A me, ad esempio, la politica non interessa. Mi interessa il sociale. Spesso si pensa che siano la stessa cosa, invece credo che mai come oggi siano due sfere che non comunicano. Ci sono problemi sociali gravi e una politica che va da un’altra parte. Sono altri i soggetti che se ne occupano, dalle
organizzazioni religiose a quelle non governative. Questo scollamento si riflette anche nella musica. E crea un immaginario e un linguaggio diversi. Magari quella che può sembrare una canzone d’amore, introspettiva, vuol dire tutt’altro. Ad esempio «Èquesto il vero?» l’ho scritta dopo la caduta delle torri gemelle, anche se non ne parlo direttamente. «Questo è l’inferno con la luce del giorno» dice proprio questo.
A me piace mascherarle, certe situazioni, e parlarne dal punto di vista delle sensazioni. Quello che mi ha spinto a scrivere è stata la demonizzazione del mondo islamico che ha seguito l’11 settembre. Era una cosa che non riuscivo a sopportare. Mentre facevo l’accademia musicale lavoravo al banco di frutta dei miei genitori, a Ciampino. Con me lavoravano dei ragazzi musulmani. Lì sei a contatto con la gente, vedi le reazioni che hanno, dalla signora che viene a fare la spesa fino allo spazzino che pulisce dopo la chiusura. Ovunque sentivo dei discorsi assurdi: «Ecco, noi gli diamo da mangiare, e loro vengono qui e stuprano e rubano». Sono cose che fanno male, che producono considerazioni che a volte diventano canzoni. Anche se non sono denunce dirette.

È un modo di esprimersi più accessibile, oggi, secondo te?

Non generalizzerei. Io conosco il mio mondo e il mio modo di esprimermi. Però esistono percorsi come quello dei 99 Posse, che politicizzano la musica facendo un grandissimo lavoro. Quei gruppi riflettono un ambiente che vivono, quello dei centri sociali. Tempo fa parlavo con il cantante dei PopuCià, che vengono da un paese in provincia di Cosenza, dove la realtà sociale e politica è molto più grave che da noi. E questo va a finire nelle sue canzoni. Io, invece, vengo da un paese vicino Roma, Velletri. Lì c’è un modo di vivere e delle problematiche diversissime rispetto alle sacche di disagio sociale che ci sono in città o nel sud. Non posso cantare del conflitto sociale o della mafia, se non li ho vissuti. Ho troppo rispetto per chi vive queste situazioni.

[da Carta n°35/2006]

cover-06-35

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...