Anatomia di una notte

notte-biancaÈ del tutto inutile dare una qualsiasi lettura degli eventi della Notte Bianca romana 2006, suggerire percorsi, consigliare esibizioni. Il programma è troppo vasto per poterlo dissezionare e riassemblare in un itinerario a portata di una persona qualunque, che non disponga né del teletrasporto né del dono dell’ubiquità.
Più interessante, allora, scoprire che alcuni festival, come quello di nuovo circo diretto da Corsetti all’Auditorium o quello di memoria di Ascanio Celestini a Cinecittà, scelgono di creare eventi “ad hoc” da inserire (o per non affogare) nella grande notte del 9 settembre, che quest’anno ha raddoppiato [venerdì 8, «aspettando la Notte Bianca»]. È il caso di andare a vedere le acrobazie volanti della compagnia Kitomb al Gazometro di Ostiense o piuttosto fare una capatina a San Lorenzo, dove Caparezza suona gratis? Magari cercando di reggere fino alle 6 di mattina, per il concerto di Capossela sulla terrazza del Pincio.
Il sindaco Veltroni ha ragione quando dice che la Notte Bianca è ormai un appuntamento sentito e atteso dai romani, come una festa tradizionale. Come non credergli, se già la conferenza stampa aveva tutte le caratteristiche di un evento mondano? Eppure, tastando qui e là il polso delle centinaia di artisti coinvolti nelle iniziative «minori» (nel senso di meno pubblicizzate), non tutto è rosa e fiori. C’è chi, avendo speso energie e contatti per creare eventi eccezionali, si domanda se ci sarà abbastanza gente, vista l’orgia di proposte. Preoccupazione legittima, ma come si fa a stare fuori dalla Notte Bianca? Il nodo della questione è tutto lì. Tutti vogliono partecipare, ma molti temono di esserne divorati. Perché l’unico soggetto a conservare la propria visibilità è il Comune.
La politica culturale della capitale è migliorata negli ultimi anni, e il merito è anche della giunta Veltroni. Basta pensare al disco-bus della Notte Bianca (un dj-set itinerante dalle 23 alle 4 su un auto di linea): un suo antenato, la festa situazionista sul 30 notturno, più di dieci anni fa, finì in una retata generale in cui tutti i partecipanti, alla richiesta di generalità, dissero di chiamarsi Luther Blissett. Ma una politica tutta orientata ai grandi eventi, che, dicono gli stessi organizzatori, da appuntamenti straordinari sono diventati ordinari, porta un rischio enorme: dimenticare il percorso che c’è dietro un prodotto artistico. Spesso, è anche legame col territorio dove l’esperienza nasce e cresce.
Questa edizione della Notte Bianca sarà sicuramente un successo (l’iniziativa più interessante: la notte bianca delle carceri, a Rebibbia e nel minorile). Ma rischia di essere il fuoco di un momento. Un fuoco che lascia il terreno bruciato.

[da Carta n°32/2006]

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