La nueva España

spagna-repubblicanaFa un certo effetto girare per la centrale Montemartini di Roma – splendida struttura di archeologia industriale riconvertita a museo – e imbattersi nei manifesti della Spagna repubblicana, che settant’anni fa combatteva una delle guerre civili più sanguinose [e mitologiche] della storia europea per costruire la “Nueva España”, forgiata proprio sui valori del movimento operaio e del socialismo internazionale.
«Carteles de la guerra», mostra voluta dalla Fondazione Pablo Iglesias – che dopo la caduta del regime ha raccolto più di duemila manifesti repubblicani “secretati” negli archivi franchisti – ha riscosso un grande successo in patria, e si appresta a farlo anche nel resto d’Europa [sarà a Roma fino al 18 giugno].
Negli anni trenta il manifesto era, dopo la radio, il mezzo di propaganda e comunicazione politica più diffuso ed efficace. Ma al di là della loro importanza, queste illustrazioni ancora oggi conservano intatto il loro fascino e il loro magnetismo. Perché, ad incitare gli spagnoli alla resistenza, si schierò il fior fiore delle avanguardie artistiche del tempo. Se ne vede l’eco, la potenza, l’immaginazione. Nel tratto, innanzitutto, ispirato al futurismo, ma anche negli slogan. E nella grafica, che sperimenta la fusione di illustrazione e fotografia.
«Onora il braccio che muove il telaio, onora la mano che muove l’acciaio», verrebbe da commentare, citando Lindo Ferretti. Perché è soprattutto l’estetica sovietica che torna più volte. Tra gli elementi che spiccano, infatti, c’è la fabbrica, luogo mitologico, accanto ai simboli della tecnica, ingranaggi, navi, aviazione, gli strumenti – assieme a quelli tradizionali della falce e del martello – che forgeranno la nuova Spagna (battuta su un’incudine, in uno dei manifesti, da un operaio possente che simboleggia il socialismo). Ma è nella comunicazione “pedagogica” tanto cara al socialismo – come nelle campagne contro l’analfabetismo, per l’amnistia, per le donne lavoratrici – che si avverte la capacità di sintesi di questi veri e propri “oggetti d’arte”, che ancora oggi non cedono un millimetro del loro fascino alla retorica di cui, pure, erano portatori. Slogan come «l’operaio ignorante forgia le sue catene» o «miliziano della cultura, intensifica il tuo lavoro» – se comparati alla comunicazione odierna – danno l’idea di quanto profondo fosse l’ideale di giustizia sotto cui si radunavano e per il quale morivano i miliziani repubblicani.
Una menzione particolare meritano i manifesti cinematografici, dove svetta orgogliosamente la dicitura «un film sovietico» (l’Urss era l’unica nazione a mantenere rapporti con la Spagna repubblicana) e quelli contro il fascismo internazionale, di volta in volta raffigurato come un rettile da spazzare via, o come una pressa a forma di svastica che schiaccia un operaio – di cui un’intera serie è dedicata all’invasione dell’Italia fascista.

[da Carta n°22/2006]

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