La scena del corpo

ipercorpo-festival«L’idea di fare una rassegna nasce dall’esigenza di trasformare il Kollatino Underground, spazio occupato nella periferia romana, in uno spazio pubblico per gli artisti contemporanei, che faticano a trovare un luogo di espressione». A parlare è Luca Brinchi della compagnia Santasangre, tra le più interessanti dell’ultima generazione di ricerca teatrale.
Ma Ipercorpo – questo il titolo – è diventata qualcosa di più. Un appuntamento mensile multidisciplinare, una panoramica inedita sui linguaggi contemporanei. Dopo lo spettacolo della compagnia sarda Off.ouro che ha aperto la rassegna, dal 15 al 17 marzo i ravennati Nanou presentano «Namoro», mentre ad aprile sarà la volta di Cosmesi con «Avvisaglie di un cedimento strutturale» [dal 19 al 21 aprile]. A lato degli spettacoli presentazioni di libri, incontri, liveset. «Non a caso – spiega Luca – la rassegna prende il titolo dal libro di Paolo Ruffini, pubblicato da Editoria & Spettacolo, dove più di 40 artisti ragionano su esperienze e prospettive. Molti sono stati coinvolti negli incontri, assieme allo stesso Paolo e Viviana Gravano, docente dell’Accademia delle belle arti di Catania, e all’antropologo Massimo Canevacci». Tra gli artisti, l’Accademia degli Artefatti, Fortebraccio Teatro, Daria Deflorian.
I linguaggi indagati da «Ipercorpo» hanno a che fare con il video, la musica e il corpo stesso come elementi centrali della costruzione drammaturgica, dove non c’è narrazione in senso stretto. «Per questo – continua Luca – l’idea di partenza è stata di ospitare spettacoli non finiti, per vederne l’evoluzione nel corso delle rappresentazioni».
La rassegna sarà chiusa a maggio dal nuovo spettacolo dei Santasangre: «Un lavoro ispirato a 1984 di Orwell. Ci interessava analizzare il potere dell’immagine dal punto di vista del controllo sociale. Quello che accade in scena sarà ripreso in video e modificato. Il passato, cioè, viene manipolato. E chi modifica il passato è in grado di controllare il futuro». Ma i Santasangre usano molto l’immagine come oggetto estetico. «Sì – spiega Luca – perché è il mezzo più diretto per arrivare a un vasto pubblico, specie di giovani. Dipende come la si utilizza. Molta della tecnica che usiamo è nata da sperimentazioni militari. Basti pensare a internet, che permette la massima libertà di espressione ma può inasprire il controllo. Questo lato ambivalente è quello che ci interessa analizzare».

[da Carta n°10/2006]

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