Nonluoghi smemorati. Intervista a Paolo Rossi

paolo-rossi-bisPaolo Rossi riprende i monologhi del suo vecchio personaggio a diciotto anni di distanza (Kowalski debuttò nel 1987), e lo fa quasi a braccio perché – spiega lui stesso – molti dei testi originali (alcuni dei quali “tracimarono” nel suo spettacolo televisivo «Su la testa») sono andati perduti. La sua esigenza era di recuperarli, dando voce a questa “perdita di memoria”. Qualcosa che succede spesso alle persone che fanno questo mestiere, dice Paolo: «Dopo tanti anni che racconti storie, ti si mischiano nella memoria, non sai più se sono successe a te, a tuoi amici o se piuttosto sono inventate. Magari sono un misto di tutt’e tre».

Questa riflessione sul mestiere dell’attore, del comico, dà lo spunto ad un parallelo inquietante: la perdita di memoria è oggi una condizione diffusa, che tutti stiamo vivendo. «Ci troviamo a vivere una specie di ‘Matrix’, un film che ho capito negli ultimi tempi, confrontandomi con la realtà – continua Paolo – La realtà raccontata dai media è fasulla, e la gente ci crede non perché è stupida, ma perché è stata privata dei luoghi di aggregazione dove discutere e confrontarsi: non solo le case del popolo, anche gli oratori. Oggi i luoghi di incontro sono nonluoghi: aeroporti, centri commerciali. Alla gente puoi far credere quel che vuoi nel momento in cui non ricorda più chi è».

Quello che fa Kowalski, allora, è parlare del basso, più che dell’alto, parlare dei problemi della gente, come l’acquedotto in Puglia o la Tav in Val di Susa. «Arrivo lì partendo da una vicenda privata, riprendendo un personaggio di vent’anni fa, quando si diceva che il privato è politico: bisogna tornare a dirlo, altrimenti ogni volta che cerchiamo di interagire con la realtà, quella vera, ci diranno che siamo eversivi. Altrimenti stare a destra o a sinistra non vuol dire nulla, è come tifare per una squadra. Invece, queste persone che cercano di difendere la propria vita spesso non sono neanche politicizzate ma fanno la vera politica. Tra quella gente, che torna ad avere a che fare con la realtà, si torna finalmente a vedere delle facce felici».

Lo spettacolo riprende la forma del “reading”, con sprazzi di improvvisazione musicale cara al signor Rossi, atmosfere oniriche e recital dai ritmi jazzati. Ad accompagnare il ritorno di Kowalski c’è Siria, la cantante, che Paolo Rossi ha voluto accanto a sé dopo averla vista in uno spettacolo proprio sul palco dell’Ambra Jovinelli. «I musicisti, specie in questi tempi, sono molto più ‘presenti’ in scena di quanto riescano a fare gli attori – spiega Paolo – perché sono lì in quanto musicisti, non cercano di interpretare alcunché».

Ovviamente ci sarà spazio per la satira, anche se Paolo giura che di Berlusconi si parlerà pochissimo: «Speriamo in questo modo di vedercelo scomparire dagli occhi; tra l’altro la tournée dello spettacolo finisce dopo le elezioni…». Quella che sta vivendo oggi la satira, secondo il signor Rossi, è un paradosso: «Una volta i politici erano persone che avevano studiato, avevano tre lauree; il comico invece era un tipo da bar. Quello che succede oggi è esattamente il contrario: spesso chi fa satira ha studiato molto più di certi politici eletti in parlamento. Io, ad esempio, sono sicuro di poter sostenere una discussione filosofica con buona parte degli esponenti del centro destra». Per questo, conclude Paolo, la satira deve darsi un futuro: che è la poesia.

[da Carta n°07/2006]

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