Cittadini di Mapsulon

Terzani sull'appennino
Terzani sull'appennino

Che ci fanno Tiziano Terzani, Luther Blisset e Saddam Hussein in un piccolo paese dell’appennino pistoiese? Non è l’inizio di una barzelletta strampalata, ma di un territorio dell’immaginario che, in questo caso, coincide con un territorio della realtà. È Mapsulon, piccolo paese montano autoproclamatosi indipendente quasi dieci anni fa nella totale indifferenza delle istituzioni. D’altronde, c’è da chiedersi cosa avrebbe potuto fare l’autorità costituita di fronte a un simile fenomeno: nessuno a Mapsulon ha creduto di poter prendere il potere. Semplicemente, i suoi abitanti hanno dato vita ad una narrazione diversa da quella della normale vita quotidiana di un piccolo paese, che di solito – si crede – ha poco a che vedere con le grandi questioni politiche.

«Né con Mantova né con Roma»

Facciamo un passo indietro. Tutto prende il via nell’agosto del 1996, quando comincia a circolare un volantino del sedicente “movimento secessionista marescano” per le vie di quella che allora si chiamava Maresca – e se date un’occhiata alle mappe, il nome “ufficiale” lo trovate ancora. Il volantino, preso atto della volontà del movimento secessionista padano – la Lega di Bossi in quei giorni è impegnata a fantasticare su confini inesistenti – proclama la volontà di dichiararsi indipendenti, al grido di «Né con Roma, né con Mantova» [la “capitale padana”]. «In quei giorni ci trovavamo in una strana situazione – racconta Secondo Calibano, uno degli animatori del movimento e della futura Mapsulon – I confini immaginati dai leghisti passavano proprio qui. Abbiamo cominciato a chiederci con timore: a noi, che siamo così piccoli, dove ci metteranno? Con lo stato padano o con quel che ne resterà dell’Italia? Così, in questa situazione di incertezza geo-politica, abbiamo deciso di giocare d’anticipo, e fieri delle nostre origini etrusche – che poco hanno a che spartire tanto con Roma che con la Padania – abbiamo presentato domanda di riconoscimento come stato indipendente alle Nazioni unite».
Il 15 settembre successivo prende il via la “rivoluzione mapsulonese” e viene proclamata l’indipendenza. Ne dà lettura sulla piazza del paese il Presidente federale [ma di quale federazione?] che risponde al nome di Luther Blissett. La neonata repubblica decide di cambiare il vecchio nome con la sua presunta traduzione inglese, “Mapsulon”, per sottolineare l’impronta europeista e antinazionalista della secessione. «All’inizio ci siamo definiti una ‘repubblica popolare’ – sottolinea Calibano – e poi semplicemente una repubblica. Ma neanche questa genericità ci soddisfaceva. Anche le repubbliche hanno a che fare con la gestione del potere. Così abbiamo scelto di definirci semplicemente territorio indipendente. Ci sembrava più appropriato».
Subito dopo, il neonato territorio indipendente decide di dotarsi di un organo d’informazione. Nasce «L’Eco di Mapsulon», giornale on-line dall’uscita incerta ospitato dal sito della «Société éditoriale mapsulonnaise» [casa editrice e vero motore della narrazione alternativa mapsulonese], i cui testi riportano, al posto della tradizionale © del copyright, la @ accompagnata dalla dizione «tous les droits partagés», diritti condivisi.
È sull’«Eco di Mapsulon» che vengono descritte nel dettaglio le iniziative dell’assemblea, tutte di taglio decisamente isolazionista. La prima e più radicale è l’abolizione dei collegamenti telefonici internazionali, garantiti soltanto verso la Mongolia, il Brunei, le Isole Salomone e una serie di repubbliche ex-sovietiche. Segue a ruota l’oscuramento della televisione, a causa della pessima qualità dei programmi e del loro potenziale diseducativo. «Una scelta complessa e impopolare – racconta Calibano – che portò alcune anziane signore a minacciare di trasferirsi nella vicina Gavinana». Tuttavia l’iniziativa che destò maggior scalpore fu la decisione di smantellare l’asfalto e di abolire il traffico privato: «Si tratta di una scelta ecologista, certamente, utile a ridurre l’impatto ambientale di Mapsulon, in linea con il Protocollo di Kyoto. Ma rientra in una filosofia più ampia: la politica di smodernizzazione mapsulonese. Per quanto riguarda l’abolizione dell’automobile, la decisione deriva anche da una nostra riflessione sul viaggio: viaggiare con un mezzo proprio è come muoversi in un sistema chiuso, cosa ben diversa dal viaggiare con il treno, ad esempio, assieme ad altre persone ed altre storie».
Non mancano gli inevitabili problemi provocati da un’impostazione così radicale. L’«Eco di Mapsulon», pur nel suo allineamento alla politica di smodernizzazione, ne dà ampio conto, come nel caso della scarsità di lampadine, che arrivano a costare 40 mila vecchie lire l’una al mercato nero. Il periodico riferisce anche – anticipando di qualche anno il film «Goodbye Lenin» – gli sporadici tentativi di fuga verso la vicina Gavinana, più che controbilanciati dalle massicce richieste di cittadinanza da parte degli abitanti limitrofi. «I problemi dell’isolamento non sono finiti qui – racconta Secondo Calibano – Quando era ormai chiaro che l’Europa unita sarebbe stata quella delle banche, abbiamo scelto di non aderire all’euro. Abbiamo così inviato un emissario del ministero del tesoro alla City di Londra, a bordo di una carrozza, per proporre l’equiparazione della nostra Bullera alla sterlina britannica».

Un libro con Tiziano Terzani

Ma torniamo alla domanda iniziale. Se sul ruolo di Luther Blissett una risposta c’è stata, non è lo stesso per Terzani e per il dittatore iracheno. «Quella di conferire la cittadinanza onoraria a Saddam Hussein è stata una scelta sofferta, che abbiamo preso nel 2003 all’indomani dell’invasione dell’Iraq, data l’impossibilità di esercitare pressioni concrete sugli Stati uniti. Si tratta di un gesto provocatorio, quasi disperato: Saddam era un dittatore sanguinario, certo, ma che altro si poteva fare per squarciare il velo di ipocrisia dei media internazionali?».
Quello che invece portava Tiziano Terzani a passare per Mapsulon era la geografia. Orsigna, dove il grande giornalista risiedeva, è una valle più in là rispetto al territorio indipendente, all’incirca otto chilometri. Terzani, che tanto aveva raccontato la modernizzazione selvaggia che sta devastando l’Asia, non poteva che trovare una sintonia con la piccola anomalia a due passi da casa sua. Nacque così una collaborazione con Mapsulon e le sue edizioni, fino ad un libro, «La guerra del cartello», di cui Terzani disegnò anche la copertina. La “guerra” è quella tra Maresca e Orsigna sulla paternità della valle che le separa, la valle d’Orsigna. «Spuntò ad un tratto un cartello con la scritta ‘foresta di Maresca’, cosa che diede il via a una ‘tenzone’ combattuta a suon di affondi poetici, rime di beffa e di sfida che i contendenti si scambiavano firmandosi con pseudonimi animaleschi: il tarlo, il lombrico, il maggerino». La sola guerra apprezzata a Mapsulon.
Ma come nasce l’idea di uno stato smodernizzato? Dice Calibano: «Un embrione di idea esisteva già nel 1992, partorita da un cineasta alle prime armi che voleva girare un film, a sua volta ispirato ad un horror inglese di serie B. Noi, ispirandoci ai principi del no-copyright, gliel’abbiamo ‘rubata’ e l’abbiamo fatta diventare qualcos’altro».

[da Carta n°03/2006]

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Un pensiero su “Cittadini di Mapsulon”

  1. Egregio Prof. Graziani, ho trovato il suo articolo molto Interessante. Tuttavia questo territorio indipendente non ha un sito web, non mi risulta essere mai stato riconosciuto da nessuno, a differenza del Principato di Seborga, riconosciuto da San Marino e che ha comunque i propri consolati. Sul sito dell’Eco di Mapsulon, le ultime uscite della rivista risalgono al 2003. Mi sembra che il progetto di indipendenza sia un po’ sfumato in questi anni e soprattutto che non si sia trattato di una cosa molto seria. Sa dirmi qualcosa in merito, qualche aggiornamento? La ringrazio. Cordiali saluti.
    D. A.

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