La luna di pongo. Intervista a Roberto Angelini

pong-moonUn cantautore di nuova generazione e un violinista si scoprono pazzi per Nick Drake, musicista inglese che trent’anni fa proponeva atmosfere acustiche inconsuete, oggi ispirazione per molti artisti. Nasce così il disco omaggio «Pong Moon» [Storie di Note]. Roberto Angelini ci racconta com’è andata.

Perché un tributo a Drake?

Ho scoperto Nick Drake sei anni fa, come succede a molti col passaparola, perché di Drake non si parla granché. Stavo incidendo un Ep e pensai di arrangiare i miei pezzi per chitarra acustica e archi. Pino Marino mi ascolta e dice: tu sei un fan di Drake! Io gli rispondo che non lo conosco. Lui dice non è possibile, e mi presta un disco. La mia prima reazione fu d’incredulità: trent’anni prima qualcuno aveva creato sonorità così intense e di quel tipo! Da allora ho cominciato ad ascoltarlo e amarlo. Poi, tempo fa, ho conosciuto Rodrigo D’Erasmo, anche lui un “malato” di Drake, ed è scoppiata la scintilla. Ci siamo detti: perché non provare a risuonare Drake dal vivo? Dal vivo Drake ha suonato pochissimo. Proprio per questo abbiamo scelto di fare un’operazione quasi filologica. Da lì è nato il cd, per me quasi una purificazione: la casa discografica ti considera solo un fabbricante di canzoni. Invece si dovrebbe scrivere e suonare a priori, per poi incidere quando hai qualcosa da dire.

Perché essere così fedeli all’originale?

Volevamo riproporre proprio quelle atmosfere. Oggi si sta riscoprendo la dimensione acustica, che ricerca anche i silenzi. Basti pensare ai Kings of Convenience: il loro primo disco, «Quiet is the new loud», è la bandiera di questa riscoperta. Chi ha rifatto Drake, anche quando ha proposto un suono molto simile, non ha mai rispettato le sue chitarre. Noi invece volevamo fare questo. È una scelta che può non essere compresa: perché sentire il tuo disco? Mi sento Drake… Ma a noi interessa riproporre
dal vivo quei suoni.

Drake, autore da passaparola, oggi è molto più conosciuto grazie alla rete.

Questo modo di comunicare e scambiarsi le informazioni è straordinario. Internet aiuta molto la diffusione della musica e aiuta anche a restare puri e differenti: la musica è tutta uguale perché “deve passare in radio”. Ma per passare in radio deve avere determinate caratteristiche. È uno schiacciasassi che rende tutto una stessa poltiglia.

Perché «Pong Moon»?

È una sorta di scherzo: si fa il verso al terzo disco di Drake, «Pink moon». Copertina e retro sono un rifacimento fedele di «Pink Moon» fatto col pongo. Da qui il nome. Lavorare col pongo è un’altra mia grande passione. Nella foto del retro – nell’originale è una storica foto di lui di spalle in un parco – ci siamo permessi di aggiungere l’immagine mia e di Rodrigo all’angolo che suoniamo. Una scelta che esprime bene la filosofia del progetto.

[da Carta n°38/2005]

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