Passioni mediterranee

foto-biennaleCompie vent’anni e lo fa sbarcando a Napoli, una delle città simbolo del Mediterraneo, tra le più rappresentative dei suoi odori, sapori e colori. Stiamo parlando della Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, giunta alla sua dodicesima edizione [le prime quattro sono state a cadenza annuale] che si svolgerà per la quarta volta in Italia – dopo Bologna nell’88, che vide dei giovanissimi Madredeus esibirsi per la prima volta in ambito internazionale, e poi Torino e Roma.
La prima Biennale si svolse del 1985 a Barcellona, con l’intento di dare spazio alla creatività dei giovani artisti tra i 18 e i 30 anni in vari campi artistici, accantonando divisioni [il più delle volte pretestuose e inadatte a leggere i linguaggi della contemporaneità] tra arti maggiori e arti cosiddette minori. Ma lo spirito della Biennale va certamente al di là del suo ruolo di vetrina, per altro di alto livello e non solo per il suo carattere di prestigio, visto che negli anni sono molti i «giovani artisti» che, dopo essersi esibiti sui palchi della Biennale si sono poi affermati, a partire da un certo Giovanni Lindo Ferretti con i suoi CCCP, passando da Litfiba, Diaframma, Bisca e Avion Travel [tutti selezionati a Barcellona ’85] fino a Roy Paci, Zimmerfrei, Teatrino Clandestino e La Gaia Scienza [da cui sarebbe uscito Giorgio Barberio Corsetti]. La Biennale, infatti, stimolando il confronto tra giovani artisti dell’Europa [del sud] e del Mediterraneo, punta soprattutto ad essere un momento di incontro tra i popoli che essi rappresentano e che, al di là del fatto di affacciarsi sullo stesso mare, condividono anche suoni, sapori, tradizioni e usanze, pur declinate diversamente.
Al di là della retorica, sempre dietro l’angolo in occasioni ufficiali, l’incontro di chi rappresenta il «fermento» artistico dei rispettivi paesi di appartenenza è sicuramente una possibilità speciale e preziosa di dialogo, che in campo culturale – tradizionalmente povero di finanziamenti e attenzioni – accade con difficoltà, specie se gli artisti coinvolti sono, ancora, degli emeriti sconosciuti. Una potenzialità che non è sfuggita alle istituzioni locali, che hanno voluto finanziare il progetto. «L’obiettivo fondamentale è quello di favorire l’incontro e lo scambio tra diversi popoli e culture – ha ricordato Riccardo di Palma, presidente della Provincia di Napoli – realizzando nella nostra città una vera e propria festa in cui ogni conflittualità, almeno per qualche giorno, possa essere risolta attraverso l’arte e la creatività». Da notare, poi, che le nazionalità non sono concepite in chiave di identità geografica, ma culturale: tra i 28 paesi presenti [in extremis si è aggiunta anche la Libia, che partecipa per la prima volta] c’è anche la nazione rom, una nazione che non ha confini e territori che non siano quelle del riconoscimento reciproco in una cultura e delle tradizioni comuni.
Come nelle scorse edizioni la Biennale si è data un tema portante, di ispirazione per i vari interventi artistici. Per l’edizione 2005, prendendo spunto dalla città che la ospita, è stato scelto il tema della passione, sia in senso positivo che negativo. La passione che anima le emozioni e gli umori, che stimola i sentimenti e la creatività, e che senza dubbio è una delle caratteristiche di Napoli.
Ambientazione Castel Sant’Elmo [ma non solo], che dal 19 al 28 settembre diventerà una cittadella dell’arte, ospitando gran parte delle oltre 350 produzioni, proposte da più di 700 artisti. Produzioni che saranno articolate in sette sezioni: arti visive [comprendenti le arti plastiche, la videoarte, la fotografie, le istallazioni], musica, arti applicate [una delle punte di diamante della biennale, comprendenti architettura, design e web design, illustrazione, moda, creazioni multimediali], cinema e video, letteratura e poesia, spettacolo dal vivo [teatro, danza, performance] e infine – ciliegina sulla torta, è il caso di dirlo – gastronomia. Ma le sezioni non saranno un ostacolo alla contaminazione e all’intreccio. «A mio avviso – ha sottolineato Achille Bonito Oliva, coordinatore della manifestazione – Il nomadismo sembra essere l’elemento che colloca anche ogni passione, come spostamento geografico, psicologico, fisico e mentale dell’individuo. Passione positiva o negativa, comunque movimento che porta il soggetto fuori da sé e lo relaziona alla realtà esterna e al corpo sociale. In questo senso, il tema centrale della Biennale sembra puntare sullo sconfinamento e sull’idea di viaggio che tende sempre a un approdo creativo e vitale».

[da Carta n°33/2005]

cover-05-33

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...