Da Camp Casey riparte il pacifismo americano

«Perché siamo andati in guerra? Perché abbiamo avuto così tanti morti? Quando torneranno a casa?». Sono queste le domande che Cindy Sheehan, madre di Casey, morto nell’aprile dell’anno scorso a Baghdad, vorrebbe rivolgere a Bush. E con lei, vorrebbero farlo altre madri di soldati e i tanti pacifisti che la stanno sostenendo. Per questo motivo Cindy è partita alla volta di Crawford – dove si trova il ranch texano in cui il presidente Usa sta passando le vacanze – a bordo di un autobus con la scritta «Impeachment tour». Scopo della protesta, che ha succitato un’incredibile ondata di solidarietà, è la messa in stato d’accusa di Bush per aver mentito sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e sui veri motivi della guerra.

«Se l’autenticità del memo di Downing Street fosse accertata [accordo segreto tra Bush e Blair che proverebbe che la guerra era stata pianificata da tempo, ndt.], il nostro presidente sarebbe passibile di una procedura di impeachment per il crimine di alto tradimento della Costituzione», aveva dichiarato in luglio, in un’intervista al manifesto. Da quando, il 6 agosto scorso, Cindy si è accampata davanti al ranch di Bush, diverse associazioni pacifiste si sono mobilitate a suo sostegno, come MoveOn.org, TrueMajority e Democracy for America. Tanto che i giornali statunitensi l’hanno soprannominata «la Rosa Parks del movimento pacifista», facendo riferimento alla donna afroamericana che nel ’55, rifiutandosi di lasciare il proprio posto su un autobus ad un bianco, innescò la protesta che portò alla fine della segregazione razziale.

In effetti, Cindy Sheehan – che già da parecchi mesi era impegnata con la Gold Star Families for Peace, l’associazione di famiglie di caduti nel conflitto iracheno da lei fondata – è riuscita finalmente a far arrivare la sua voce nel circuito dei grandi media. Il motivo, secondo il New York Post, starebbe nel fatto che la sua protesta incarna «il crescente sentimento popolare che l’amministrazione Bush non è al passo con la realtà e con i costi del conflitto americano». In effetti, diversi sondaggi [tra cui quello di Scott Rasmussen del Washington Times] danno il presidente Usa al suo minimo storico, anche se sarebbe determinante, nel malcontento dei cittadini americani, l’aumento del prezzo della benzina.

Nel frattempo, il piccolo accampamento davanti al ranch texano è cresciuto, fino a diventare un vero e proprio campo, ribattezzato «Camp Casey», in memoria del figlio di Cindy. Secondo un articolo di Alessandro Ursic apparso su PeaceReporter, Cindy ha dichiarato che resterà lì finché Bush non si deciderà a rispondere alle sue domande, e se necessario, alla fine della vacanza del presidente, sposterà la sua tenda davanti alla Casa Bianca. Ma, per il momento, l’unico sforzo di Bush è stato quello di inviare da lei due consiglieri, per dirle che ha a cuore le sue lamentele ma non le parlerà a quattr’occhi. Un rifiuto considerato arrogante da larga parte dell’opinione pubblica.

Cindy Sheehan è diventata un simbolo del pacifismo, tanto da attirare su di sé le antipatie di chi appoggia l’intervento in Iraq. Alcuni di loro hanno ricordato che Cindy ha già incontrato Bush nel giugno del 2004, insieme ad altre famiglie di caduti. In quell’occasione non gli aveva posto domande politiche perché le era sembrato «sincero». Ma ora, replica Cindy, diverse commissioni d’inchiesta indipendenti hanno smentito i motivi dell’intervento, e «questo dimostra che mio figlio è morto senza ragione».

[da http://www.carta.org]

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