Vite dissidenti

junkie-loveL’autobiografia può essere considerata un genere letterario? Sembrerebbe di sì, visto il proliferare in libreria dei «memoirs» più diversi. Probabilmente, il fascino che il racconto autobiografico esercita su chi lo legge risiede nella sintesi tra la realtà della storia e il suo essere – allo stesso tempo – un evento fuori del comune. Anche se il cortocircuito tra arte e vita non è certo una novità in letteratura [basta pensare a Burroughs e Bukowski, o prima ancora a Hemingway], l’autobiografia come genere trae forza dal suo essere, in qualche modo, all’incrocio di due tendenze opposte: il recupero del racconto come testimonianza [come accade anche per il documentario e il teatro di narrazione] e il gusto del lettore di imbattersi in una storia straordinaria, che trascende la quotidianità.
Proprio in questi giorni Arcana libri ha varato Controstorie, collana di «memoirs» di personaggi in qualche modo dissidenti nei confronti della società. «Junkie Love» di Phil Shöenfelt [184 pagine, 12,50 euro], il primo dei titoli proposti e già approdato in libreria, è la storia dell’amore tra Phil e Cissy. Lui è un ex tossico, con alle spalle una carriera da musicista interrotta a causa della droga. Lei è una ragazza «bellissima e devastata», un misto di entusiasmo e paura, che piomba nella vita di Phil sconvolgendola. Dopo un tentativo di far disintossicare Cissy, amministrando e riducendo le dosi di eroina, Phil ripiomba assieme a lei nella vita del tossico, costretto a spacciare per mantenere la propria dipendenza. Sullo sfondo una Londra, quella degli anni ottanta, scura e disperata.
«Kalifornia» [340 pagine, 14,50 euro] è la storia di Bhagavan Das, al secolo Michael Riggs, ragazzo inquieto che dopo la morte di Kennedy parte per l’India, scappando dal sogno americano alla ricerca della spiritualità. Nel subcontinente scopre un approccio all’esistenza completamente diverso. «Ciò che per l’America era il materialismo, per l’India era Dio». Michael, ribattezzato Bhagavan Das, servo di Dio, decide di diventare santo. Più tardi, in Nepal, incontra Richard Alpert, uno dei primi sperimentatori del Lsd, che racconterà le loro esperienze comuni in un libro. Tornato in America, Das viene accolto come una celebrità, frequenta i poeti beat e – più che come un santo – vive come una rock star, frequentando party, sperimentando droghe e sesso di gruppo. Raccontando con ironia la propria ricerca della spiritualità, Das diventa testimone dell’ipocrisia che attraversa il cosiddetto «business del nirvana», di cui è parte.

[da Carta n°21/2005]

cover-05-21

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...