«Ezln vs Inter». Come nasce una strana partita

ezln-vs-interIl fischio dell’arbitro spezza il silenzio. Adriano batte il calcio d’inizio. Il pallone, per questioni di sportività e perché l’ha chiesto il subcomandante Marcos [«i nostri sono tutti bucati», ha scritto], l’hanno fornito gli ospiti. Dopo un paio di passaggi e qualche palleggio acrobatico [giusto per far vedere chi è il professionista], i nerazzurri si vedono sfilare il pallone da un calciatore incappucciato. Beh, non è proprio un cappuccio, ma un passamontagna. Il calciatore passa ad un altro giocatore, anche lui con il passamontagna, che lancia lungo a un terzo mascherato. Marcare «a uomo» è una vera impresa. E mentre i giocatori dell’Inter restano immobili in preda al dubbio, il giocatore con il passamontagna scatta in avanti, entra in area, dribbla Zanetti e Cordoba e… Scena al rallentatore: il pallone è sospeso in aria, impegnato in una traiettoria improbabile, accompagnato da acclamazioni in uno strano idioma indigeno, e si va ad infilare giusto sotto al sette.
A bordo campo si sente un boato. Un giovane indigeno corre a scrivere il risultato su un cartellone, che fa le veci dell’insegna luminosa a cui siamo abituati negli stadi italiani: Selezione dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale uno, Internazionale Fc zero. Replay sull’unica emittente ammessa alla partita, il Sistema Televisivo Intergalattico Zapatista. Ripresa si fa per dire, visto che – come dice Marcos – questa è «l’unica televisione che si legge».

«Importiamo la democrazia»

Chi non si appassiona di calcio penserà, leggendo, di essersi imbattuto in un racconto di fantascienza. E invece la partita tra selezione zapatista e Inter è tutt’altro che un sogno. Ancora è tutto da stabilire, ovviamente, dalla data ai modi, agli inconvenienti da risolvere, però sono in molti a pensare che la partita si possa giocare, a cominciare dal «patron» dell’Inter, Massimo Moratti.
La lettera che il subcomandante Marcos ha inviato all’Inter, sfidando formalmente il club milanese, è stata consegnata a Bruno Bartolozzi, dirigente nerazzurro, mentre si trovava in Chiapas assieme a Alessandro Grandi di «Peace Reporter» e Maso Notarianni, di Emergency, per un progetto di sostegno alle comunità indigene zapatiste. «Eravamo in un caracol [una delle cinque «juntas de buen gobierno» in cui il territorio zapatista è stato suddiviso, Ndr.] e stavamo visitando un laboratorio di oftalmologia – racconta Bartolozzi – quando mi chiamano e mi portano da un comandante dell’Ezln, che mi dice che volevano fare una cerimonia. Poi questa cerimonia avviene con una quarantina tra ragazze e ragazzi, giocatori di calcio, che indossavano il passamontagna. A quel punto, il comandante ci ha consegnato la lettera».
Oltre alla lettera, sulla scrivania di Moratti e delpresidente dell’Inter, Giacinto Facchetti, sono arrivati due trofei raffiguranti calciatori con il passamontagna. «La lettera, però, non è indirizzata al presidente Moratti, come hanno detto tutti i giornali, ma ‘alle donne e agli uomini dell’Internazionale Fc di Milano’», precisa Bartolozzi. La proposta è stata accolta con grande entusiasmo dalla società: «Diversi giocatori si sono detti d’accordo a giocare, Javier Zanetti per primo».
Il capitano interista, argentino, è colui che avviò l’anno scorso il gemellaggio tra Inter e indigeni zapatisti: infatti ha commentato che per lui un’iniziativa del genere è molto importante, anche perché è il segno della continuità di un progetto. «E se c’è anche il consenso della società, la cosa mi rende felice. Sono molto contento di rappresentare la squadra, in qualità di capitano, in un’occasione come questa», ha aggiunto.
Dal canto suo Moratti ha dichiarato, in un’intervista alla Stampa di Torino, di essere «onorato» della proposta. E alla domanda se la partita si giocherà o meno ha risposto: «Perché no? Studieremo con loro i tempi e i modi migliori – per loro – di farla. Non la vedo come una cosa impossibile. Ovviamente, la partita avrebbe un significato non solo sportivo; sarebbe, soprattutto, un fatto di simpatia e amicizia nei loro confronti».
Ma appunto l’amicizia tra l’Inter e gli zapatisti ha una storia ormai lunga. I rappresentati della società sono stati varie volte in Chiapas per portare aiuti alle comunità indigene, che hanno ricambiato con la stima e la simpatia che anche la lettera di Marcos testimonia. «In quasi tutte le giunte di buon governo – racconta Bartolozzi – è appeso un gagliardetto dell’Inter». Un rapporto alla pari, dunque, come lo ha definito lo stesso Moratti. «Diamo, ma soprattutto riceviamo da loro molto di più», ha dichiarato il presidente interista, che poi tra amici avrebbe aggiunto: «Viviamo in una società che esporta la democrazia, noi invece la stiamo importando dal Chiapas».

[da Carta n°19/2005]

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