Arcipelago eurogulag. Una ricerca di Antigone

La situazione carceraria italiana si inquadra in un contesto – quello dell’Europa allargata – di cui dà un quadro dettagliato la ricerca transnazionale portata avanti dall’associazione Antigone [a cura di Alessandra Naldi, di prossima pubblicazione con Sinnos] e dai suoi omologhi europei dell’Osservatorio europeo sulle condizioni di detenzione.
Nonostante le differenze nazionali di condizioni e di legislazione, è possibile notare due costanti correlate: l’aumento del tasso di detenzione [il rapporto tra popolazione e popolazione carceraria] a prescindere dall’utilizzo di misure come grazia o indulto – usate come palliativo per la sovrappopolazione carceraria – e la svolta repressiva dei paesi del «nucleo storico» dell’Unione europea a prescindere dal colore politico dei governi, che fa avvicinare questi stati ai paesi dell’ex blocco sovietico, con condizioni detentive tradizionalmente peggiori.
Una spiegazione la dà il sociologo francese Loïc Wacquant, secondo il quale si sta diffondendo in Europa un’ondata di «panico morale» in grado di influenzare le politiche pubbliche, indirizzata verso la «delinquenza giovanile», la «violenza urbana» e i «quartieri a rischio». Categorie vaghe come i fenomeni che sono chiamate a designare, che – scrive Wacquant – «si inscrivono in un’ampia costellazione discorsiva, fatta di termini e tesi, sul crimine, la violenza, la giustizia proveniente dall’America, che passo dopo passo si sta insinuando nel dibattito pubblico europeo grazie alla sua forza di persuasione, alla sua onnipresenza e al ritrovato prestigio internazionale del paese di provenienza. Il processo di diffusione e banalizzazione di tali luoghi comuni ha poco a che vedere con i problemi a cui si riferiscono e dissimula una posta in gioco di ben più alto livello: la ridefinizione del ruolo dello stato che, un po’ ovunque, si ritira dall’arena economica, affermando l’esigenza della riduzione del suo ruolo sociale e dell’ampliamento, nel segno di un progressivo inasprimento, dell’intervento penale».
L’Italia, nel confronto con gli altri paesi europei, spicca in negativo per numero di ergastolani e di detenuti con pene lunghissime [più di 20 anni], ricorso eccessivo alla carcerazione preventiva e alla carcerazione per pene brevi [tra i sei mesi e un anno], ma soprattutto è il quinto paese per sovrappopolazione carceraria [dopo Bulgaria, Cipro, Grecia e Ungheria] con 134 detenuti ogni cento posti.

[da Carta n°11/2005]

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