«Psicosi delle 4 e 48» di Cane

una scena dello spettacolo
una scena dello spettacolo

La prima cosa che viene da dire, all’uscita di questo «Psicosi delle 4 e 48» messo in scena da Cane [ensamble artistico variabile, composto di base da Daniela Cattivelli e Federica Santoro], è: “Finalmente un bello spettacolo con questo testo”. L’ultimo testo di Sarah Kane, infatti, è un lavoro dai toni sicuramente forti, ma questo normalmente è anche il vicolo cieco in cui molte produzioni si sono fermate. Oltretutto si tratta di un testo iper-rappresentato, di cui si contano diverse messe in scena solo nell’ultima stagione, che lascia intuire come ormai – grazie anche alla storica scarsezza di monologhi femminili – venga considerato una moderna prova d’attrice.
Niente di tutto questo nello spettacolo di Federica Santoro e Daniela Cattivelli [prodotto da fattore K, la compagnia di Giorgio Barberio Corsetti]. Sfruttando le caratteristiche anti-drammaturgiche di «Psicosi», quello che abitualmente viene rappresentato come un personaggio unico viene sdoppiato [nella prima rappresentazione inglese era messo in scena da tre persone] e finalmente prende corpo una lettura del testo. Una lettura di ciò che c’è dietro, della sua ironia [il più delle volte ignorata], della visionarietà, del ritmo che attraversa le parole di Sarah Kane e si riflette nella performance di Cane. Un lavoro, tra l’altro, dove proprio il suono ha un valore portante [l’elaborazione è di Daniela Cattivelli e Luca Venitucci] nel costruire il ritmo della performance, incrociandosi con quello delle voci microfonate, smontate e rimontate, mandate a doppia velocità oppure al rallenty. In questo modo le molteplici sfaccettature di “Psicosi” – anziché comprimersi in un’interpretazione univoca e stereotipata della disperazione – fuoriescono, andando a invadere una scena destrutturata, dove il personaggio/pensiero compie una sorta di viaggio di Alice in chiave allucinata e postmoderna.

Lo spettacolo sarà prossimamente a Cosenza e al Festival di Santarcangelo.

[Visto a Roma, RialtoSantambrogio, 26 febbraio 2005]

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