Quattro mesi in Tibet. Intervista a Adriano Labbucci

Bandiera del Tibet
Bandiera del Tibet

Nello scorso dicembre si è aperta a Roma la manifestazione «Tashi Delek Tibet», quattro mesi di incontri, seminari e spettacoli incentrati sulla cultura tibetana. L’iniziativa, voluta dalla Provincia di Roma e ideata con le associazioni Samantabhadra e Amici del Tibet, vuole far conoscere i molteplici tratti di una cultura in cui i valori della pace e della nonviolenza sono fondanti. Ne abbiamo parlato con Adriano Labbucci, presidente del Consiglio provinciale.

Come è nato il progetto?

Da un’idea dell’Istituto Samantabhadra, che è l’unico centro a Roma con un Lama residente. Ma anche dalla convinzione che un’amministrazione debba avere un’anima. Che significa essere vicini ai cittadini, rappresentando non solo interessi, ma anche valori e idee. Il Tibet rappresenta alcuni valori che vanno riaffermati e portati avanti: pace, nonviolenza, rispetto dell’ambiente, e una ricetta di spiritualità che ha molto da dire anche all’occidente. Ma il Tibet è anche un paese dove vengono violati i diritti umani, e questo va testimoniato. Questi sono i motivi per cui ho sostenuto questo progetto, fino a farlo diventare qualcos’altro: è sicuramente la cosa più esauriente mai fatta in Italia sul Tibet. Musica, filosofia, cinema, conferenze, politica, attualità… uno sguardo a 360 gradi.

Parlare di culture di pace è quantomai attuale. Anche se sulla società tibetana esistono giudizi differenti…

Il Tibet era sicuramente un regime autocratico, con poca democrazia, poca libertà. Fasce estese della popolazione vivevano in condizioni di miseria. Ma nessuno pensa di proporre un modello. Abbiamo cercato di realizzare un incontro con una cultura diversa dalla nostra, portatrice di valori come nonviolenza, rispetto dell’ambiente, di cui la nostra società è spesso carente. È questo il motore di questi quattro mesi di iniziative. Tra le quali c’è un Mandala che verrà realizzato dal 28 febbraio all’11 marzo alla Galleria Alberto Sordi. Si tratta di pitture e sculture della tradizione tibetana realizzate con sabbia fina, colorata. Un altro appuntamento importante è l’iniziativa di sabato 12 marzo, dal titolo «La libertà nell’esilio». È una manifestazione pubblica in ricordo dell’insurrezione di Lasha del10 marzo ’59: una data simbolica, che segna la fine dell’autonomia del Tibet. L’iniziativa è organizzata con la comunità tibetana in Italia, ed è la prima volta che un’istituzione pubblica italiana commemora quella vicenda. Poi, il 4 aprile, ci sarà lo spettacolo teatrale «Il grande viaggio» di Giuseppe Cederna, tratto dal suo libro. Sarà una singola replica a ingesso libero, al Teatro Eliseo.

Questo approccio multidisciplinare è riuscito a suscitare entusiasmo.

Perché sviluppa sensibilità e interessi diversi, fornendo un quadro complessivo, al di là degli stereotipi sul Tibet. Ci siamo preoccupati, ad esempio, di non fare una cosa che guardasse solo al buddismo tibetano. Chiunque si può ritrovare in queste iniziative, perché sono uno stimolo all’incontro con una cultura differente. L’ottica è quella di un arricchimento culturale, non solo spirituale. La cultura tibetana come cultura di pace non è un retaggio del passato, ha molto da dire anche al nostro presente. Per questo sono convinto che sia un’operazione culturale importante per tutta la città.

[da Carta n°08/2005]

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